Il Lago dei cigni all’Anfiteatro Festival di Albano Laziale

Un classico su coreografie del francese Marius Petipa, rivisitato e attualizzato dal regista Luigi Martelletta. Dalle ore 21

Una serata dedicata al balletto. L’Anfiteatro Festival di Albano Laziale, in via dell’Anfiteatro Romano, 40, chiude la kermesse il 15 agosto, con uno spettacolo d’eccezione. La Compagnia Nazionale di Danza di Raffaele Paganini eseguirà Il Lago dei cigni, un classico su coreografie del francese Marius Petipa, rivisitato e attualizzato dal regista Luigi Martelletta. Dalle ore 21, il pubblico potrà presenziare ad uno spettacolo che è diventato nel corso degli anni un vero e proprio cult.

La storia de Il lago dei cigni è nota: si tratta di uno dei più famosi e celebrati balletti del XIX secolo, musicato da Pëtr Il’iajkovskij (op. 20). La prima rappresentazione fu messa in scena al Teatro Bol’šoj di Mosca il 20 febbraio 1877 con la coreografia di Julius Wenzel Reisinger.

Il libretto di Vladimir Petrovic Begiev, direttore dei teatri imperiali di Mosca con il ballerino Vasil Fedorovi Geltzer, si basa su un’antica fiaba tedesca, Der geraubte Schleier (Il velo rubato), che a sua volta segue il racconto di Jophann Karl August Musäus. Primo dei tre balletti di ajkovskij, fu composto tra il 1875 e il 1876. Generalmente viene rappresentato in quattro atti e quattro scene.

Nel corso dei secoli l’allestimento ha apportato alcune variazioni, in quanto esistono numerose versioni diverse del balletto. Solitamente le compagnie di danza basano la loro messa in scena, sia coreografica che musicale, sul revival di Marius Petipa e Lev Ivanov per il Balletto Imperiale, presentato la prima volta il 15 gennaio 1895 (al Teatro Imperiale Mariinskij a San Pietroburgo, Russia). Per quanto riguarda l’orchestra, le vari edizioni del balletto che si sono susseguite negli anni, l’hanno mantenuta composta da due flauti, due oboi, due clarinetti, due fagotti, quattro corni, due cornette, due trombe, tre tromboni, una basso tuba, una serie di timpani, triangolo, tamburello, nacchere, rullante, piatti, grancassa, gong, xilofono, arpa e archi. Nonostante questo, prima e dopo la morte dell’autore, la musica subì alcuni tagli e interpolazioni e il balletto presenta numerose incognite musicali e drammaturgiche.

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