Il giorno dopo il referendum

Con l’anno prossimo, qualunque sia il risultato della consultazione popolare, saranno i politici, gli stessi d’adesso, a dare una fattezza reale al futuro della Penisola.

Il 2017 potrebbe riservarci anche delle sorprese. Che queste siano positive, o meno, dipenderà dal quadro politico che si andrà a tracciare. Il 2016 sarà ricordato come l’anno del Referendum Istituzionale. Di fatto, però, la situazione nazionale è troppo compromessa perché possa permettere analisi attendibili entro poco tempo. La ripresa sarà lenta e inconsueta. Del resto, e lo rammentiamo ancora, questo 2016 non è l’anno del nostro “riscatto” economico. Infatti, politica ed economia continuano a viaggiare su binari differenti. L’auspicabile incontro resta, per ora, impossibile. Il Prodotto Interno Lodo (PIL) raggiungerà poco più dell’’1%; almeno nel primo semestre dell’anno. Di ciò prendiamo, diligentemente, atto.

Da noi resta carente la competitività che non riesce a tener testa con la necessità di una maggiore produttività. Il Parlamento, indipendentemente dall’esito referendario, ha da focalizzare, a tutto campo, i “gap” che sono sempre sotto gli occhi di tutti. Questa non è solo una nostra sensazione.

Sul fronte delle questioni resta l’occupazione e il riallineamento sociale in generale. La Legge di Stabilità per l’anno nuovo non c’è sembrata equilibrata; almeno nel suo insieme. Per ritrovare la strada della ripresa, sarebbe indispensabile comprendere quali sono le reali possibilità per raggiungere degli obiettivi duraturi. Il passato, ovviamente, potrà esserci d’aiuto. Magari dando uno sguardo alla realtà socio/economica in essere in Eurolandia. Siamo, infatti, dell’avviso che l’Italia si trovi in una posizione di ”recessione” particolare rispetto ad altri Stati stellati.

Tra l’altro, la campagna referendaria non ci sembra condotta con la chiarezza indispensabile per evitare “errori” di comprendonio. In breve, per evitare guai maggiori non possiamo accontentarci dei dibattiti politici che sono, spudoratamente, di parte. Certo è che proporre un rinnovamento del potere legislativo mantenendo le possibilità d’alleanza per garantire, poi, un Governo, ci ha lasciato, da subito, interdetti. Il 4 dicembre si andrà a tracciare un segnale di volontà popolare. Nulla di più. Con l’anno prossimo, qualunque sia il risultato della consultazione popolare, saranno i politici, gli stessi d’adesso, a dare una fattezza reale al futuro della Penisola.

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