Il dopo Berlusconi e l’erede Grillo – di Ermanno Filosa

Già da diversi anni viviamo il clima del dopo Berlusconi. La Storia ci dirà quali sono stati i meriti del Cav… e le cause del suo fallimento umano e politico. Oggi sulla scena politica si impone un “erede”, con Beppe Grillo e il suo Movimento 5 Stelle. Alfano e Monti sono eredi senza forza propulsiva propria. Grillo invece veicola la domanda di partecipazione espressa dai movimenti e dai comitati, protesta contro "l’Alto": contro le oligarchie dei partiti e contro i partiti ridotti a oligarchie. 

Grillo e il M5S sono l’antipartito  oltre che l’Anti-Berlusconi, sono un movimento forte e presente tra la gente, sul territorio.  Grillo è  andato nelle piazze, no in tv come il Cav; ha dato vita alla rete e i Social Network, che realizzano una comunicazione "orizzontale". E così è nata una specie di nuovo modello di network politico: mette in comunicazione la gente, diversi luoghi, svariati "siti"  sociali e locali con riflessi nazionali e internazionali.

I giovani del M5S, come ha sostenuto Grillo, intervistato da Gian Antonio Stella, “hanno dietro i più bravi consulenti della rete. Fiscalisti, urbanisti, geologi, esperti di bilanci. Tutta gente che si mette a disposizione gratuitamente. Con un entusiasmo che gli altri se lo sognano". Grillo  è "dentro" e "fuori" la democrazia rappresentativa.

I giovani del M5S danno visibilità e rappresentanza a forti istanze politiche e a espressioni sociali, altrimenti escluse, comunque fuori. Ai margini. Questi giovani grillini sono emersi dai canali tradizionali della democrazia rappresentativa. Il grillismo  annuncia, dunque, cambiamenti profondi. Altro che Mussolini, come qualche giornale americano enuncia in questi giorni.

Dunque oggi l’alternativa è tra vecchio e nuovo. Superati oramai gli steccati tra sinistra e destra, conservazione e liberismo. Grillo è alternativo al “montismo”, a sua volta, espressione della politica dall’alto. In mano ai tecnici. Ai poteri economici e finanziari. Interni e internazionali. Monti non saprebbe riempire una piazza, no sa parlare alla gente; la sua monotonia è pari alla sua capacità di non sorridere mai dinanzi a eventuali risultati positivi. Grillo invece è attore della scena mediatica – e teatrale. Diciamolo chiaro: un istinto politico innato.

Il post-berlusconismo ha lasciato uno spazio enorme a Grillo, i partiti  "personali”, prolungamenti della figura del leader sono ormai alla deriva: parlare al pubblico televisivo non incanta più come un tempo.

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