Il dopo alluvione a Parma, la mia città – di Marco Chierici

Questa mattina, prima di uscire di casa, mia moglie ed io abbiamo lasciato, anche se non è Santa Lucia, del denaro sul tavolo con una punta di orgoglio. Nostra figlia, universitaria, ieri sera ci ha chiesto di poter andare ad aiutare gli altri volontari per ripulire dal fango una zona della nostra città, Parma; acquisterà quindi pala, stivali e guanti.

Noi siamo fieri, sia di nostra figlia che del suo modesto ma nobile contributo dedicato a questa circostanza. Tuttavia, io, che da sempre scrivo come un forsennato le mie opinioni, non posso evitare di denunciare con veemenza la totale incapacità di tutta la nostra politica, dal governo centrale fino a quelli locali. La natura era perfetta e noi uomini siamo responsabili di quel che ci accade.

Ognuno di noi versa massicce somme di denaro da quando nasce a quando muore, e forse anche dopo morto visto che paghiamo le tasse in anticipo, per foraggiare quel pozzo senza fine che è la finanza pubblica, e quando c’è un problema chi si cerca? Si chiede aiuto ai cittadini, ai volontari, ai più buoni che diventano così i più coglioni.

Non ho sentito nessuno proporre di chiedere una mano a quei centomila (giunti solo quest’anno) immigrati che stiamo ospitando forzatamente nella nostra stupida Italia. Pare che costino alla collettività 1.200 euro al mese cadauno e non possiamo disturbarli per spalare il nostro fango, dopo che li abbiamo rimorchiati in mare salvandoli dalla morte sicura con la nostra Marina Militare. Vorrei aggiungere una sfilza di parolacce, ma qui non posso. Lo stesso discorso vale per i detenuti, i quali costano più dei clandestini e non producono nulla, nemmeno un centesimo.

Il nostro sindaco chiede comprensibilmente aiuto ai volontari, chi non farebbe altrettanto? Lui è costretto, perché il Comune non solo non ha fondi, ma ha debiti. Lo Stato idem. Ogni volta che arriva un terremoto, un’alluvione, una frana, ecco che si spreme la popolazione, con tasse ulteriori, accise sui carburanti o penose maratone televisive per impietosire coloro che inviano un paio di euro con il telefonino. No, non dovrebbe funzionare così la società del XXI° secolo. Noi i soldi ve li diamo ogni giorno dell’anno!

Immaginate solo per un istante (ma so che non ci riuscirete) che enormità di denaro versiamo solamente con l’IVA ogni volta che tiriamo fuori il portafogli, ognuno di noi, ogni santo giorno. Poi aggiungete oltre la metà di quello che guadagnate, per tutta la vita e accatastatelo su quella infinita montagna di denaro. Ci sarebbe molto altro da aggiungere, perché ad esempio sui carburanti le imposte sono ben oltre la metà del valore imponibile, e poi l’INPS, e tutti i balzelli odiosi, canoni Rai, bolli, imposte comunali, tasse scolastiche, ticket, ecc.

Uno Stato, un Comune, una società che funziona, se fosse bene amministrata, dovrebbe avere sempre, e dico sempre, una somma di denaro per affrontare gli imprevisti, anche quando questi imprevisti sono gravi, inattesi e costosi. Non è così. Ogni bene pubblico, soprattutto se si parla di soldi, viene letteralmente sperperato e spesso con gestioni criminali da incapaci da noi stessi eletti a coprire cariche di enorme responsabilità, una responsabilità che costoro nemmeno riescono a percepire. Dare la colpa alla politica è come sparare al vento o all’invisibile, non si riesce mai ad individuare un nome preciso da additare o da rinchiudere. Rimango orgoglioso di mia figlia e nello stesso tempo rimango schifato da chi ha gestito negli ultimi decenni il Paese in cui vivo.

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