Il Centrodestra vuole la svolta, si comincia da un nuovo nome?

Obiettivo: rifondare in qualche modo il centrodestra. Senza pensare troppo a Renzi e ad avversari vari, ma puntando soprattutto su proposte innovative, evitando polemiche inutili e sterili che, visto i risultati delle amministrative, non hanno portato a grandi risultati. Questo ha chiesto il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, al termine del convegno “Il cantiere: il Paese che vogliamo”, che si è svolto a Parma.

Partendo dalle basi: “Il futuro leader del centrodestra? Se devo ricostruire il Milan – ha spiegato Salvini – non parto dal centravanti, ma dalla difesa e dal centrocampo, chi sarà il leader è l’ultimo dei miei problemi. Ce ne può essere più d’uno, io penso che cambierà anche nome il centrodestra, perché le distinzioni fra centrodestra e centrosinistra mi sembrano ormai superate e frustranti. Chi guiderà la squadra oggi non sono in grado di dirlo, sono orgoglioso che stiamo lavorando al modulo”.

Voluto dal segretario federale della Lega e organizzato in meno di due settimane, all’incontro emiliano c’erano, tranne Silvio Berlusconi, ancora ricoverato, e Maria Stella Gelmini, i principali esponenti di Forza Italia, da Paolo Romani e Renato Brunetta a Giovanni Toti, e la leader dei Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

È stato il primo incontro, in cui i politici per una volta hanno “ascoltato”, per la “ricostruzione del centrodestra”, come l’ha definito il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, dopo il deludente risultato delle amministrative. Ma c’erano anche politici di estrazione centrista, non organici alle tre formazioni classiche del centrodestra, come Raffaele Fitto, uscito lo scorso anno da Forza Italia, Gaetano Quagliariello, passato dal Ncd al partito da lui fondato Idea, Gianfranco Rotondi, passato da Forza Italia a Rivoluzione Cristiana, oltre a Daniela Santanché.

Per tornare competitivo, “il centrodestra deve essere ricostruito e deve innanzitutto riconoscere” che è “un cantiere”, ha osservato Maroni, prima di entrare nell’aula dove i politici invitati hanno ascoltato gli interventi di docenti, esperti ed esponenti della società civile che sono intervenuti su temi come la demografia, l’immigrazione, la famiglia, l’informazione, il fisco, l’ambiente, le pensioni, l’agricoltura. A prendere la parola per approfondire questi argomenti nomi come Ettore Gotti Tedeschi, Luciano Barra Caracciolo, Stefano Cordero di Montezemolo, Marcello Foa e altri.

“Non c’è più il centrodestra come solida costruzione in grado di competere con gli altri – ha detto Maroni ai giornalisti -. Noi dobbiamo capire come costruire un nuovo soggetto che può competere con Renzi, con il Pd e con i grillini”. Ed è stato proprio il governatore lombardo a dare la sveglia agli storici alleati: “Sono contento che oggi ci siano qui rappresentanti di Forza Italia e di altri partiti. Se accettiamo la sfida, ricominciare daccapo e costruire un’alleanza su basi solide, su programmi e non su schieramenti, allora ce la possiamo fare. Il tempo è poco – ha aggiunto – secondo me, si voterà a marzo 2017"” a prescindere da come andrà il referendum sulle riforme.

Molti i punti in comune, ma “diversi” anche i motivi di divergenza, come ha ammesso il capogruppo di Fi alla Camera Renato Brunetta, che si è definito “un convinto europeista”, una posizione molto distante dallo scetticismo professato da Salvini nei confronti dell’Unione europea. E se quello di Parma, per Brunetta, è uno dei “momenti fondamentali per la costruzione del centrodestra unito” e “presto ce ne saranno altri promossi da altri gruppi parlamentari del centrodestra, per costruire programmi, idee, proposte”, in Forza Italia il capogruppo al Senato Paolo Romani ha ripetuto che quella di oggi “non è assolutamente” un’investitura della leadership della Lega. Anzi, ha osservato Romani, Fi ha partecipato come “atto di buona volontà e di disponibilità nei confronti della Lega”. “Riteniamo – ha detto – che fosse giusto venire ad ascoltare un approfondimento che la Lega fa a Parma, così come inviteremo loro agli approfondimenti che faremo noi in altri eventi. Quindi è un dialogo tra forze politiche, non voglio dire omogenee, ma che sono della stessa coalizione di centrodestra”.

Analoga la posizione dell’altra leader del centrodestra, Giorgia Meloni, che ha definito il cantiere “una delle tante iniziative che possono essere utili per capire sulla base di quali contenuti rifondare” il centrodestra.

Tra i partecipanti, distinzioni anche sulle primarie: “Mi rifiuto di offrire agli italiani il dibattito stucchevole sulle primarie, sulla leadership, su Mastella, su Fini, su Casini. Guardiamo avanti”, ha detto Salvini, mentre a chi ha chiesto a Maroni se servono, la risposta è stata: “Io penso di sì. Il programma parte dal cantiere”, poi servono le primarie per “il candidato premier, non per il leader della coalizione. Il leader della coalizione è una cosa naturale: o sei il leader o non lo sei. Il candidato premier, secondo me, deve essere scelto con le primarie, da tutto lo schieramento”. Convintissimo invece dell’utilità delle primarie è Fitto, secondo cui sono “necessarie per rianimare il centrodestra” e per “recuperare quegli elettori che si sono allontanati”.

Stuzzicato sul ruolo di Berlusconi nel centrodestra Salvini ha osservato: “Non parlo alle vecchie sigle ma ai milioni di italiani che non sono renziani, che non hanno capito niente dei 5 Stelle e che hanno bisogno di un’alternativa concreta, reale e pragmatica, al di là dei partiti”. Sullo stesso tema, Giorgia Meloni ha risposto così a chi le ha chiesto se può esistere un centrodestra senza l’ex premier: “Io spero ci possa essere un’unità del centrodestra più ampia possibile, però partendo dai contenuti: nessuno è indispensabile, l’unica cosa indispensabile è il consenso e il popolo”, anche se “ovviamente quello che è accaduto nelle elezioni amministrative non è secondario, hanno rappresentato una brutta battuta d’arresto, quando si decide di rinsavire e tornare a fare le politiche alternative a Renzi si può tornare a parlare”.

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