Il Bar Sport va al cinema

I personaggi ci sono tutti: dal "Tennico" onniscente, che ha la parlantina di Claudio Bisio, a Muzzi, il cinico e ingrugnito Antonio Catania, passando per Angela & Lunetta (Angela Finocchiaro e Lunetta Savino) che, sempre sedute a sorseggiare tè, snocciolano disgrazie, malattie e decessi. C’è anche Clara la cassiera (Aura Rolenzetti), il playboy (Teo Teocoli) pronto a raccontare le sue avventure, Poluzzi, l’innamorato abbandonato, sempre attaccato al telefono a gettoni (Alessandro Sampaoli) e, ancora, Onassis (Giuseppe Battiston),  il proprietario dal cuore d’oro. Bar Sport, il libro-culto di Stefano Benni, dopo 35 anni si fa film, con la regia di Massimo Martelli e la produzione di Giannandrea Pecorelli. Tra il flipper e il telefono a gettoni, si consumano avventure di ogni tipo, per descrive un’italietta sempre uguale a se stessa. Il film, nelle sale dal 21 ottobre, promette di divertirci con il giusto stile, raccontando quegli archetipi italiani che corrispondono effettivamente – da vicino o da lontano – ai modelli reali che tutti noi vediamo al bar, magari la domenica mattina, davanti a cornetto e cappuccino. Il ‘Bar Sport’, è il luogo in cui si discute di tutto e dove passano personaggi di ogni tipo,ritrovo e punto di riferimento: un luogo che fonde in un solo spazio un universo di situazioni e personaggi che almeno una volta abbiamo incontrato o che ci piacerebbe incontrare nella vita. Racconta il regista, Massimo Martelli, che quando ha cominciato a dire in giro che voleva fare un film dalla bibbia della risata “Bar Sport” di Stefano Benni, le persone di fronte a lui prima sgranavano gli occhi stupiti, poi aggrottavano le sopracciglia e, subito dopo, partiva una serie di domande a raffica. La più frequente era: “Sei sicuro di farcela?”. Ebbene, coloro che il risultato lo hanno visto, dicono che la scommessa di Martelli è stata vinta, con un divertente film corale in cui si descrive  un mondo in cui c’è ancora il piacere di raccontare e di ascoltare, quel piacere che ormai è delegato soprattutto alla tivù. Teatro della piccola provincia borghese, quel bar ci contiene tutti: il bambino che si sogna futuro campione, il playboy contaballe, le e vecchiette che parlando di malattie, incidenti e agonie in genere, i falsi cinici ed i veri generosi che, come contropartita, chiedono solo amicizia. E tanto che siamo in tema di nuove uscite, contemporaneamente a questo film due titoli molto diversi: ”Matrimonio a Parigi” di Claudio Risi, con Massimo Boldi, Rocco Siffredi ed Enzo Salvi e l’applauditissimo, a Venezia, ”Cavalli” di Michele Rho.

Credo che il primo sia la solita commedia vuota e sgangherata non giustificata altro che dal box office, mentre il secondo è una straordinaria opera-prima,  ambientata sugli Appennini in pieno ‘800, che racconta la crescita di Pietro e Alessandro, due fratelli molto legati, ma con aspirazioni opposte. Tratto dalla’omonimo romanzo di Pietro Grossi è un film eterodosso e bellissimo, un film tendenzialmente al maschile, ma con tre donne straordinarie e fondamentali.  Infine, il 28 ottobre, attesi altri tre film in uscita: ”Missione di pace” di Francesco Lagi passato per il Festival di Venezia; un altro film del lido, ”Quando la notte” di Cristina Comencini, estremamente problematico e discusso e, infine, la commedia ”La peggior settimana della mia vita”, di Alessandro Genovesi. Fischiato e contestato a Venezia, il film della Comencini (il più importante dei tre che attendiamo), parla, come il libro “L’amore imperfetto” di Irene Di Caccamo, uscito con “Gioia” a fine settembre, di madri che non amano i propri figli, madri inadeguate, madri cattive, o più semplicemente imperfette, secondo la logica comune. Secondo la tesi della Comencini (prima in suo romanzo, poi nel film contestato al Lido), è che madri non si nasce, ma si diventa, attraverso un faticoso cammino. Questo tema, oltre che al cinema (si pensi anche al “veneziano” Maternity Blues- Il bene dal male, di Fabrizio Cattani,  con Andrea Osvart, Daniele Pecci, Monica Barladeanu e  Chiara Martegiani), è molto percorso anche dalla letteratura recente. Delle ombre dell’amore materno parlava anche Concita De Gregorio nel libro “Una madre lo sa. Tutte le ombre dell’amore perfetto”, raccontando di madri che conoscono felicità e rancori, incomprensioni e rimpianti (perché l’amore perfetto esiste solo nell’assenza). E, ancora più di recente, imperfette e problematiche sono le figure materne che popolano l’ultimo romanzo della scrittrice svedese Camilla Läckberg, La principessa di ghiaccio (Marsilio): madri spietate, rancorose, vendicative, sole, malinconiche e depresse che non assomigliano per niente alle madri perfette della pubblicità ed imperfette quelle di Elisabeth Badinther, filosofa femminista francese che da anni nuota contro la corrente della retorica della maternità., descritte nel suo nuovo libro, Mamme cattivissime? (Corbaccio), schierate  contro l’apologia della buona madre che esalta l’istinto materno e dipinge il ritratto di una donna pacificata, attiva, efficiente, sensibile e affettuosa, che al cinema rimanda all’Hitchcock degli “Uccelli” o, ancora, a Mommie Dearest, del 1981,  diretto da Frank Perry e, in Italia, al film (1974) di Luciano Salce “Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno”, tratto dall’opera teatrale di Rafael Azcona e Luis Berlanga  Nel giorno dell’onomastico della mamma, con Paolo Villaggio, Eleonora Giorgi e Lila Kedrova.  (CDS)

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