Il 2011 del PdL, dal primo stop alle urne all’era Alfano – di Salvatore Trapani

Il 2011 del Pdl, anche se in uno scenario completamente diverso, e’ finito com’era cominciato. Ovvero con il dubbio che questo non sia il nome definitivo del partito fondato da Berlusconi a fine 2007 e trionfatore alle elezioni nel 2008. Della possibilita’ di cambiare nome Berlusconi ha parlato sia a gennaio che a dicembre. All’inizio dell’anno e’ circolata l’ipotesi di passare da "Popolo della Liberta’" a "Italia" (idea poi accantonata), mentre nelle ultime settimane il Cavaliere e’ tornato a sottolineare che "Pdl" non ha fatto breccia nel cuore degli italiani e ha anche escluso l’ipotesi di una lista con il suo nome. In questa ampia parentesi temporale e’ successo tanto, a un partito che e’ rimasto nella maggioranza ma e’ uscito dal governo, con le dimissioni da Palazzo Chigi del suo leader Silvio Berlusconi. L’ex premier ha iniziato a pensare al futuro gia’ mesi prima del suo addio (o arrivederci) a Palazzo Chigi. A maggio il Popolo delle Liberta’ perde le importanti sfide elettorali di Milano e Napoli, dove Giuliano Pisapia e Luigi De Magistris hanno la meglio su Letizia Moratti e Gianni Lettieri. Berlusconi parla di "infelice scelta dei candidati" e decide anche per questo di aprire una fase di rinnovamento, con Angelino Alfano designato nel ruolo di segretario politico del partito. 
 
La nomina arriva l’1 giugno dall’ufficio di presidenza, Alfano lascia nelle settimane successive il ruolo di ministro della Giustizia e si dedica completamente al partito. Un partito che e’ ormai lontano dalla logica della fusione tra Forza Italia e Alleanza Nazionale, e nel quale si vedono embrioni di correnti che rischiano di indebolire una macchina da guerra che fino alle amministrative di Milano e Napoli aveva vinto tutte le competizioni elettorali. Alfano e’ consapevole anche di come alcune vicende giudiziarie danneggino l’immagine del partito, e lancia cosi’ la parola d’ordine del "partito degli onesti", oltre a fissare un traguardo chiaro: "Vincere le prossime Politiche nel 2013". Il secondo step e’ quello del passaggio dai nominati agli eletti. E questo significa primarie. L’appoccio iniziale e’ prudente, si parla di elezioni primarie solo per gli enti locali, ma lo stesso Berlusconi poi si autocandida a un ruolo di padre nobile, lasciando intendere che non intende ripresentarsi al voto per tornare a Palazzo Chigi. Questo apre la strada allo sdoganamento in casa Pdl delle primarie anche per il ruolo di leader nazionale, e quindi candidato premier. Al momento l’unico candidato "de facto" e’ Alfano, che ha ricevuto piu’ volte l’investitura di Berlusconi. L’ex Guardasigilli sembra quindi il tanto atteso "delfino", dopo che nella lista dei papabili in altri tempi c’era stato anche Giulio Tremonti. Nel 2011 invece Tremonti e’ stato una sorta di pomo della discordia in casa Pdl.

La linea del rigore tenuta dall’ex ministro dell’Economia ha creato non pochi malumori nel partito, e non solo tra i ministri e sottosegretari che dovevano fare i conti con i tagli lineari decisi dal superministro. Lo stesso Tremonti, tornato a parlare da Lucia Annunziata su Raitre dopo un lungo periodo di silenzio, ha individuato nella sconfitta alle Amministrative lo spartiacque.
 Prima secondo l’ex ministro c’era gioco di squadra per il rigore nei conti, poi "dopo la sconfitta alle Comunali e al referendum qualcuno ha pensato che si potessero vincere ancora le elezioni facendo debito, o tagliando le tasse al buio. Si parlava di coraggio, ma con la crisi il vero coraggio era la prudenza".

Berlusconi qualche giorno prima alla presentazione del nuovo libro di Bruno Vespa aveva invece riassunto cosi’ il gelo con l’ex ministro: "Tremonti e’ sempre stato molto vicino a Bossi, alla Lega, ha spesso partecipato a manifestazioni del Carroccio, ma non ha mai partecipato a iniziative del Pdl". E proprio le voci di un imminente passaggio di Tremonti al Carroccio sono sempre piu’ insistenti (anche se Roberto Maroni frena: "E’ un amico della Lega, ma e’ iscritto al Pdl").

Ma al di la’ del caso Tremonti, i mal di pancia nel partito hanno seguito diverse strade e hanno avuto diversi protagonisti, con Roberto Antonione, Santo Versace e Gabriella Carlucci tra quelli che hanno fatto piu’ discutere. Anche questi mal di pancia hanno portato a un’accelerazione sulla strada dei congressi locali e delle primarie.

Il 18 dicembre Alfano a Reggio Emilia ha aperto la stagione dei congressi provinciali del partito, e in quell’occasione ha anche chiuso la porta alle suggestioni di voto nel 2012 avanzata da alcuni esponenti del partito. "Meglio proseguire con Monti che andare subito al voto, c’e’ la crisi", e’ la linea di Alfano. Voto quindi nel 2013, con l’anno prossimo come strada di avvicinamento, per recuperare il distacco dal centrosinistra rilevato dai sondaggi. Il tutto mentre Berlusconi propone a Monti di dar vita a una "cabina di regia" tra l’esecutivo e i partiti che lo sostengono, soprattutto per la cosiddetta "fase due" che dovra’ essere dedicata alla crescita. Ma il 2012 inoltre servira’ a capire in che scenario dovra’ muoversi il Pdl, se sara’ ancora alleato con la Lega oppure in un nuovo assetto che comprenda l’Udc (per realizzare l’intento da sempre professato da Berlusconi, riunire il Ppe in Italia). E chissa’ che non diventi realta’ anche l’ipotesi del nuovo nome. (italpress)

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