Idv, per Di Pietro una legge ad personam: quella del contrappasso – di Margherita Genovese

Lo hanno colpito vecchi e nuovi discepoli, e con la peggiore ingiuria: sei come Berlusconi! Se gli avessero detto nei tempi gloriosi che sarebbe caduto in disgrazia alla stessa maniera del suo acerrimo nemico, forse Tonino non si sarebbe tolto la toga con quella stessa sicumera che le telecamere avevano immortalato al tribunale di Milano. Per chi e’ rimasto inorridito dai toni sprezzanti, giacobini, disumani dell’osannato eroe di Mani Pulite; per chi non ha dimenticato le sue mirabolanti acrobazie ai confini del diritto, e l’ecatombe che ne è scaturita, l’attuale debolezza politica e umana del padre padrone di un partito che si e’ fin dall’inizio contraddistinto per le connotazioni personalistiche e familistiche, risulta la logica conclusione di un film di guerra magistralmente concepito, in cui carnefici e vittime alla fine ritrovano la giusta collocazione e lo spettatore riesce a cogliere negli eventi la portata delle grandi tragedie collettive e quella delle piccole miserie individuali.

Di Pietro e’ politicamente morto, ma non per consunzione, come succede al Cavaliere: e’ morto per contrappasso, e da superbo castigatore di costumi altrui, sara’ costretto a portare sulla schiena per il resto dei suoi giorni il macigno dei suoi peccati morali.

"Maestro, quel ch’ io veggio muovere a noi, non mi sembian persone…". "… La grave condizione di lor tormento a terra li rannicchia…". "…Vero e’ che più’ e meno eran contratti, secondo ch’avien più o meno addosso…". Purgatorio, canto X, vv 112-139.

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