Guerra nel Pd, Richetti: minoranza vuol solo garantirsi posti in lista

"Essere accusati di arroganza da Massimo D’Alema è peggio che essere accusati di infedeltà da Casanova". Così il deputato Pd Matteo Richetti, in una intervista a Repubblica, commenta le parole dell’ex premier all’assemblea delle sinistre dem di sabato scorso: "Ho avuto la sensazione plastica di trovarmi di fronte a qualche sindacalista dell’apparato. Le generiche accuse di autoritarismo nascondono la richiesta di una trattativa chiara per avere garanzie per il futuro. Quando i listini bloccati li riempivano D’Alema e Bersani non erano poi così male. Ora che vogliamo introdurre due terzi di preferenze, dicono che è troppo poco. E un dibattito strumentale, si vuoi far salire la febbre per ottenere qualcosa".

E sostiene che il Pd non è alle porte di una scissione: "Vedo piuttosto il tentativo di ottenere delle garanzie per il futuro, è per questo che cercano di far salire la temperatura. Sono di un’irresponsabilità assoluta", "la leadership del Pd di oggi lascia molti più margini di discussione e di dialogo rispetto ai tempi di D’Alema. L’accusa di autoritarismo è incomprensibile. Piuttosto c’è un puntuale boicottaggio di ogni invito a discutere. Ogni fine settimana ci si inventa un appuntamento per far emergere la conflittualità". E conclude: "Ci dicono ‘ora che non c’è più l’alibi del Nazareno’ riapriamo il dibattito sulle riforme, ma c’è una cosa chiamata maggioranza parlamentare. Li conoscono i numeri al Senato?".

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