Grillo non ha nulla da insegnare, se non parolacce e rabbia – di Margherita Genovese

L’altro ieri era al quattro per cento, ieri al sette, oggi gia’ vicino al dieci: il fenomeno Grillo, a dar retta ai media, avanza a una velocita’ supersonica. Tanto che perfino il presidente Napolitano ha ritenuto utile un "avviso ai naviganti" sui pericoli legati a una eventuale deriva populistica verso i demagoghi. E’ vera gloria?

Tra i più scettici, o forse tra i più perspicaci, si fa strada  il sospetto che i giornalisti, più che registrarlo, il fenomeno lo stiano più o meno consapevolmente creando, inseguendolo di citta’ in citta’, corteggiandolo con insistenza, parlandone di continuo nei più seguiti talkshow, imbastendo a suo vantaggio una campagna pubblicitaria di sicuro effetto. E a costo zero.

A ulteriore conferma dello stesso copione da recitare, mentre Santoro, Formigli e company ne seguono le gesta minuto per minuto e ne reclamano la presenza in studio, il comico si fa abilmente desiderare e disdegna gli inviti, che bolla come imboscate e trappole mortali, alimentando ulteriori curiosita’ e attese messianiche.

Che dire? Non e’ tanto il pericolo di una sua avanzata superba e solitaria che ci preoccupa: ogni popolo ha il governo che si merita e se gli italiani preferiscono affidare i loro destini a un bulletto di periferia piuttosto che a uno studioso poliglotta del rango di Monti, e’ inutile avvertirli dell’errore, perchè è già evidente che sono guidati dalla pancia e non della mente.

Ci preoccupa l’estrema facilita’ con cui i media costruiscono i fenomeni e gli eroi, che non hanno nulla di fenomenale ne’ di eroico, ma sono personaggi ambiziosi e vanesi, che crescono nella considerazione generale non per i loro meriti ma per i demeriti di chi li ascolta e si fa plagiare.

Cosa puo’ dire il Grillo parlante agli studenti, ai lavoratori, alle famiglie? Che bisogna aspirare al lavoro qualificato, preparandosi per anni attraverso lo studio e l’aggiornamento a misurarsi con le sfide del merito e dell’innovazione? Che il lavoro più sicuro e’ quello garantito dalle proprie capacita’ e dal proprio talento e non dallo Stato o dai sindacati? Che le famiglie devono educare i figli ad essere e non tanto e non solo ad avere, proprio come ha cercato di spiegare a modo suo l’odiata Fornero in una sua contestata dichiarazione interpretata malevolmente? No, Grillo, nelle sue performance teatrali, non ha nulla da trasmettere, se non parolacce e rabbia; nulla da proporre di fattibile per una politica economica che ci tenga lontani dalla recessione e riduca il debito; il compito di chi veramente ci tiene al bene comune e’ di evidenziare i problemi per aiutare a costruire e risolvere; in questo momento in cui dobbiamo essere uniti contro la crisi, in difesa dagli speculatori di ogni genere e in attacco alla congiuntura sfavorevole, non serve un esagitato agitatore, quanto piuttosto un rassicurante moderatore, con le idee chiare e la testa sulle spalle.

Cari giornalisti, avidi di successo, volete condurre il vostro gioco di abili croupiers truccando e illudendo con numeri fasulli, ma alla lunga, per vincere facile al banco dello share, farete perdere il popolo.

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