Green Hill, sempre meno animali per i test di ricerca

Non solo beagle: topi, ratti, scimmie, pesci, serpenti, moscerini e perfino blatte hanno avuto un ruolo fondamentale nei test condotti nei laboratori di tutto il mondo, ma i ricercatori sono i primi a volerne fare a meno.

Lo dimostra il fatto che dal 1950 ad oggi il numero degli animali utilizzati nelle sperimentazioni si e’ ridotto del 65%. ‘E’ un dato che denota un’assunzione di responsabilita’ da parte della comunita’ scientifica’, osserva il direttore del Laboratorio di Biologia dello sviluppo dell’universita’ di Pavia, Carlo Alberto Redi. Gli animali si utilizzando sempre meno per motivi etici cosi’ come per motivi pratici, ma in alcuni casi non se ne puo’ purtroppo ancora fare a meno. I cani, per esempio, sono ancora indispensabili per sperimentare terapie innovative contro la distrofia muscolare, o per migliorare le tecniche di chirurgia che permettono di controllare vene e arterie durante le operazioni.

‘Storicamente poter fare sperimentazioni sugli animali e’ stata una necessità, in molti casi e’ stato in passato l’unico modo per conoscere l’anatomia e la fisiologia. Ma oggi – rileva Redi – e’ chiaro che poterne fare a meno offre vantaggi enormi’. Il primo consiste in un notevole snellimento delle procedure: ‘oggi esistono numerose restrizioni all’uso degli animali a sangue caldo’, dai topi alle scimmie. Occorrono autorizzazioni mediche, veterinarie, garanzie riguardo al grado di sofferenza, sulle condizioni igieniche e sulla nutrizione. Fare ricerche sugli scimpanze’, poi, e’ vietato in numerosissimi Paesi. Fa eccezione la Spagna, dove le precauzioni equivalgono a quelle adottate per gli esseri umani arruolati nei test’.

Quanto alla vivisezione, ‘non esiste piu’: e’ un reato’, rileva Redi. ‘Su questo aspetto – prosegue – c’e’ un fraintendimento di fondo, nel quale si fa confusione con la soppressione dell’animale senza anestesia’. Questa pratica, spiega, ‘e’ permessa oggi solo in casi limitatissimi e con l’autorizzazione del ministero della Salute’, come quelli in cui l’uso dell’anestetico puo’ alterare l’esame dei tessuti durante l’autopsia. Il mondo scientifico ‘ha tutto l’interesse a cercare alternative alla sperimentazione animale’, prosegue Redi. Per questo si cerca di utilizzare il piu’ possibile sistemi alternativi, come cellule coltivate in provetta, che ‘offrono vantaggi enormi perche’ rendono la ricerca piu’ veloce e meno costosa’. Questo accade per la dermatologia e la tossicologia. ‘Entro il 2050 – rileva l’esperto – arriveremo a ridurre al 10% l’uso degli animali nei laboratori’. Se la direzione nella quale si sta andando e’ molto chiara, ci sono pero’ ancora casi nei quali degli animali non si puo’ ancora fare a meno, come alcuni test di chirurgia sperimentale (per esempio, quelli che riguardano nuove valvole cardiache o sistemi di pompaggio) o i test sui chip neuronali che permetteranno a persone paraplegiche di controllare arti robotici.

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