Grecia nel caos, niente governo tecnico: si torna al voto

‘Arroganza’ e ‘intransigenza’: questi i due ingredienti principali alla base dell’atteso fallimento della classe politica greca che neanche davanti alla prospettiva della catastrofe finanziaria del Paese e’ riuscita a mettere da parte i propri interessi e a concordare la formazione di un governo tecnico di transizione. Fallimento che porta diritti alla convocazione di nuove elezioni tra il 10 e il 17 giugno. E che oggi ha causato subito il crollo della Borsa di Atene, precipitata a un -4% dopo l’annuncio della fallita riunione, e perdite secche di oltre l’8% per le banche. Mentre il direttore generale del Fmi Christine Lagarde ha detto ad alta voce quello che tutti ormai pensano: un’uscita, sebbene ‘ordinata’, della Grecia dall’euro ‘fa parte delle opzioni che siamo obbligati a considerare tecnicamente’. Comunque, secondo osservatori locali, anche le prossime consultazioni produrranno una frammentazione parlamentare analoga a quella registratasi dopo la chiusura dei seggi lo scorso 6 maggio. E quindi, inevitabilmente, si creera’ di nuovo una situazione di caos e ingovernabilita’.

A nulla e’ servita oggi la convocazione in extremis, da parte del capo dello Stato, Karolos Papoulias, di una riunione con i leader dei partiti tesa a raggiungere un accordo su un esecutivo composto da "personalita’ non politiche". Dopo quasi un’ora e mezzo, Fotis Kouvelis, il leader di Sinistra Democratica che e’ stato il primo ad uscire, ha detto ai giornalisti in attesa che "alcuni partiti hanno voluto che la Grecia tornasse a votare" ed ha ricordato che la sua proposta di un governo a larga maggioranza non e’ stata accettata.

"Purtroppo – ha detto da parte sua il leader socialista Evangelos Venizelos – la Grecia sta andando verso nuove elezioni in circostanze estremamente sfavorevoli perche’ alcuni capi di partito hanno messo a sangue freddo i propri temporanei interessi politici e quelli dei loro schieramenti al di sopra degli interessi della nazione". In particolare Venizelos ha addebitato ad Alexis Tsipras, leader della Coalizione delle Sinistre (Syriza, radicale), e a Kouvelis il mancato accordo per la formazione del governo.

Dal canto suo, Antonis Samaras, leader di Nea Democratia (centro-destra), ha puntato il dito contro "individui che forniscono argomenti ai nemici della Grecia per parlare contro il nostro Paese". Le sue parole erano chiaramente rivolte sia a Tsipras sia al leader dei Greci Indipendenti, Panos Kammenos, che – secondo Samaras – avrebbero fatto fallire l’ultimo tentativo di dare al Paese un governo tecnico ed evitare un nuovo ricorso alle urne che rischia di portare la Grecia fuori dall’euro.

‘Nuove elezioni sono adesso inevitabili. Ci siamo scontrati con un muro di arroganza ed intransigenza", si e’ lamentato Samaras, il quale ha rivolto un appello a tutti i greci dicendo "ho ricevuto il vostro messaggio. Venite con noi e restiamo uniti per formare insieme un fronte comune di reazione" di centro destra. Osservatori politici hanno notato che Samaras, nel suo discorso, ha pronunciato per ben tre volte la parola "uniti".

Dal canto suo, Kammenos ha addossato la responsabilita’ del fallimento dei colloqui a Nea Dimocratia e al Pasok (entrambi a favore di un governo di austerita’ filoeuropeo e pro-Memorandum) affermando che "altri partiti hanno scelto i nostri creditori piuttosto che una soluzione per il bene del Paese".

Sulla stessa linea Tsipras, il quale ha affermato che Nea Dimocratia e Pasok avevano chiesto l’appoggio del suo partito "lasciando cosi’ il Paese senza speranze", ma che ora e’ arrivato il momento "di fare un passo decisivo per formare un governo di sinistra che avra’ il potere affidatogli dal popolo per consegnare i partiti del passato all’armadio della Storia".

Per domani alle 13, intanto, e’ stata fissata una riunione al palazzo presidenziale, che sara’ presieduta dal capo dello Stato, per decidere la formazione di un governo ad interim che porti la Grecia alle prossime drammatiche elezioni.

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