Gran Bretagna: o dentro, o fuori, finalmente! – di Roberto Pepe

 Che sia chiaro: il Generale Charles De Gaulle mi era profondamente antipatico, in quanto rappresentava il diplomatico pieno di quella prosopopea di cui si gonfiano i francesi nella loro superiore teatrale grandeur, ma che, tuttavia, bisogna ammetterlo, è riuscita più volte nella storia a trasformare una nazione eternamente battuta e sconfitta in ogni guerra, come la Francia, in una potenza seduta al tavolo dei vincitori.

 De Gaulle, infatti, riuscì ad entrare a Parigi come liberatore unico, come se gli alleati anglosassoni non lo non avessero rifornito di mezzi, soldi, equipaggiamenti, armamenti e, persino, delle nuove divise. La sua diffidenza condita da astio anti-anglicano, determinato dalle ataviche gelosie di supremazie commerciali, però, colse nel segno, quando disse che la volontà dei britannici ad entrare nella Comunità europea di allora, nascondeva una sola evidente finalità: quella di bloccare dall’interno l’effettiva unione propugnata dai paesi fondatori.

“Quando impareranno a lavorare, gli inglesi, entreranno in Europa”, amava ripetere il generale. Gli isolani – quando De Gaulle non c’era più – non hanno mai dimostrato una propensione ad integrarsi in una effettiva unione continentale di qualsiasi genere, potendo utilizzare quel famoso veto con cui, una volta, si poteva bloccare qualsiasi importante decisione. Prima o poi doveva capitare: la Gran Bretagna sarebbe dovuta uscire allo scoperto dichiarando la propria priorità: o dentro o fuori! O tutti i partner europei difendono l’Euro, oppure si è fuori dalla comunità.

 Ora i sudditi di Sua Maestà devono valutare bene, però, se conviene loro restare fuori, godendo dei propri privilegi individuali internazionali, o abbassarsi ad entrare nel calderone dei 27, prossimi 28, 29, e così via. D’altronde chi pensa che riusciranno ad abbandonare la Sterlina, o a guidare a destra, o ad abbandonare le misure del Sistema Imperiale Britannico delle Yarde, Pinte e Libbre, o quelle dei loro vestiti e scarpe? Proprio nessuno. Pertanto l’Europa abbia il coraggio di trarne le conclusioni!

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