Governo, Se il Vaticano guarda già al dopo-Berlusconi – di Carlo Di Stanislao

 

Simone Di Meo, sul Sole 24 Ore, commenta la decisione del Tribunale del riesame, che ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Gianpaolo Tarantini e per la moglie Angela Devenuto, mentre l’editore dell’Avanti! Valter Lavitola rimane latitante, in quanto a suo carico resta in vigore il provvedimento restrittivo emesso a inizio mese; la decisione del Riesame, scrive Di Meo, è soprattutto rilevante e lamorosa non tanto per gli attuali indagati, quanto per Silvio Berlusconi, che potrebbe passare presto da vittima della presunta estorsione a iscritto nel registro degli indagati.

 

Inoltre, ieri sera i giudici del Riesame hanno deciso che la sede giudiziaria dove si dovrà radicare il procedimento è Bari, perché – secondo la ricostruzione dei pubblici ministeri condivisa in toto dai giudici – quello è il luogo in cui, per la prima volta, "Gianpi" avrebbe "mentito" all’autorità giudiziaria dichiarando il falso a proposito della "natura" delle amicizie femminili del premier, al fine di difenderlo sia dal punto di vista processuale che mediatico.

I pubblici ministeri napoletani Vincenzo PIscitelli, John Henry Woodcock e Francesco Curcio, che  avevano chiesto nel corso della discussione davanti al Tribunale del Riesame di sottrarre il procedimento alla procura di Roma per spostarlo a Bari o, in subordine, a Lecce, alla fine hanno avuto ragione.

Se la passa sempre più male Berlusconi, investito direttamente – anche se Bondi e Fitto si affrettano a dire che non è così – dalla dura reprimenda del cardinal Bagnasco, numero uno della Cei, che ieri ha parlato di moralità della politica, facendo riferimento a quanto in questi tempi sta offrendo l’attualità e definendolo un quadro tutt’altro che edificante.

Bagnasco ha detto: “La questione morale non è un’invenzione mediatica” e pur segnalando, sulle inchieste in atto, “l’ingente mole di strumenti di indagine”, “la dovizia delle cronache a ciò dedicate” e la presenza di “strumentalizzazioni”, ha affermato che “nessun equivoco tuttavia può annidarsi”: la questione morale “è un’evenienza grave”. Ed ha anche criticato il governo, incapace di affrontare la crisi economica, con i politici preoccupati piuttosto di difendere comportamenti personali. Le parole di Bagnasco fanno intendere che ormai l’elettorato cattolico, che a febbraio votava per il Cavaliere nel 46% dei casi, sta abbandonando Berlusconi, ritenendolo moralmente ingiustificabile e politicamente ormai stracotto e sorpassato.

Dice Eugenio Scalfari a Lilli Gruber che anche parti sempre più consistenti del Pdl sanno che Berlusconi dovrebbe farsi da parte, ma non ha il coraggio di procedere; così come in attesa di un ritiro spontaneo è Maroni con i suoi, per quanto riguarda Bossi.

Ora, è vero, come scrivono Messori ed altri, che quello italiano è un cattolicesimo di facciata e all’acqua di rose, con precetti morali molto vaghi, lati e tenui. Ma è anche vero che delle scorribande sessuali del premier che si lascia incastrare da donnine e faccendieri non se ne può più. Come è grave il fatto che la nostra credibilità internazionale è ai minimi e che nessun politico estero vuole farsi fotografare, ormai da mesi, con il Cavaliere. E’ dall’inizio di settembre che, dapprima con grande cautela, poi in forme più evidenti, fino alla dura presa di posizione di Bagnasco, il Vaticano sta cercando di prendere le distanze da Silvio Berlusconi. Operazione complessa e non certo facile, perché, per più di 15 anni, l’attuale Presidente del Consiglio è stato una figura immancabile della Chiesa cattolica: il leader di una forte maggioranza parlamentare e un difensore pubblico dei valori morali, sebbene la sua condotta privata sia stata, ad essere onesti, molto contraddittoria. Ma ora che la crisi economica sta divorando la società italiana, la Santa Sede sta cercando nuovi rappresentanti politici – e sta cercando di dimostrare che i legami con Berlusconi non sono così forti come alcuni avrebbero pensato. E, naturalmente, si ritorna genericamente sulla morale. Ora i vescovi italiani stanno cercando di prendere le distanze dal Cavaliere, ma anche di restare in contatto con la maggioranza del centro-destra. E aspettano ancora un passaggio all’era post-berlusconiana; ovvero auspicano una nuova classe politica che emerga da una “società civile cattolica”. Anche perché, nei fatti, locali e più generali, regionali e nazionali, il Vaticano non è  ancora pronto ad offrire un nuovo modello per la ripresa dell’Italia.

Come ha scritto il Guardian pochi giorni fa, la sua difesa forte e pregevole per l’unità nazionale e l’instancabile invito a ristabilire i valori morali,  non è ancora sufficiente a ribaltare una impressione diffusa di confusione e profonde divisioni. Così, la ricerca di nuovi leader politici è destinata ad esporre la gerarchia cattolica a tensioni che si prevedono, nel prossimo futuro, sempre più forti.

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