Governo Renzi addio? – di Giorgio Brignola

Matteo Renzi sembra aver mantenuta la posizione con la quale aveva iniziato il suo mandato. Il Pd, dopo un dibattito interno più formale che sostanziale, s’è compattato ed anche le sue “correnti” sembrano rientrate. Del resto, in politica non sempre ciò che appare è come sembrerebbe. Anche in questa Terza Repubblica la sensazione non cambia. Ciò in considerazione che le radici dei nostri politici, nella generalità, sono tutte generate dalla Seconda, se non Prima, Repubblica. Insomma, il “nuovo” non è, certamente, individuato nel Capo dell’Esecutivo.

E’ sull’attuale maggioranza, però, che si appunta la nostra attenzione. L’alleanza di Governo non appare molto coesa. Del resto, non lo è mai stata. Se la Sinistra ha “tenuto”, il Centro assai meno. Nei prossimi mesi andremo a verificare se la linea Renzi potrà ancora contare su una maggioranza parlamentare che, soprattutto a livello Senato, potrebbe “cedere” per contrasti “ideologici”.

C’è infatti da rammentare che il Nuovo Centro Destra (NCD), nato dalla scissione del PDL (ora FI), non è nelle condizioni di garantire svolte durature a un Esecutivo che ne avrebbe bisogno. Renzi ha dato tutto quello che poteva; ma il Governo è un pluripartitico atipico ed è meglio non dimenticarlo. Anche la nomina del Presidente della Repubblica non può suonare come un segnale politico rilevante. Le due immagini non hanno nulla di condivisibile ed è giusto che sia così. Mattarella avrà un settennato per farsi conoscere e dare lustro alla Repubblica. Renzi non avrà tempi tanto lunghi.

Per ora, se cenni di ripresa economica non ce ne sono stati. Certo è che non si può basare l’equilibrio socio/economico di un Paese sulla”sensazione”. Come già abbiamo scritto, mancano statisti di rango. I politici nostrani sono tutt’altra cosa.

Non è concepibile, per il nostro bene, fare confusione. Meglio, di conseguenza, attendere gli eventi che daranno i loro segnali entro l’anno prossimo. Se il nostro Primo Ministro sarà in grado di uscire dal “ginepraio” di una politica di parcheggio potrà sperare di restare al suo posto, come ha sempre ipotizzato, sino al 2018. In caso contrario, che riteniamo più probabile, tutti a casa.

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