Governo, perché per le consultazioni dobbiamo aspettare 10 giorni?

Molto apprezzabile la rapidità con cui sono stati eletti i presidenti di Camera e Senato, in 24 ore. Nient’affatto condivisibile, invece, il passo da tartaruga per il governo

OGGI VI DICO CHE… LA LENTEZZA

“Nel godere, si vada lenti; nell’agire, in fretta”. (Baltasar Gracián y Morales, gesuita e scrittore spagnolo)

“Il più grande ladro che questo mondo abbia mai creato è il procrastinare, ed è ancora a piede libero”. (Josh Billings, umorista statunitense)

“Non c’è nulla di così faticoso come sostenere l’eterno peso di un compito non concluso”. (William James, filosofo statunitense)

“L’enorme carico di tradizioni, abitudini e costumi che occupa la maggior parte del nostro cervello zavorra impietosamente le idee più brillanti e innovative”. (José Saramago)

ANCHE MOLTA CONFUSIONE

In attesa del governo che verrà (prima o poi arriverà), si stanno delineando incredibili aspetti di lentezza e confusione. Cito, tra i molti, solo due casi. Il primo riguarda le esternazioni de “La Repubblica”.

LE ANTIQUATE ESTERNAZIONI DI REPUBBLICA

Non ho mai condiviso la linea politica di Repubblica: dall’anticraxismo viscerale e spietato all’intransigenza disumana sul rapimento di Aldo Moro, dal furente linciaggio dell’elettorato berlusconiano all’ambiguo e miope renzismo. Ma era sempre utile il confronto, ad esempio, con le articolesse di Eugenio Scalfari nei tempi che furono, quando erano attese da migliaia di lettori. Un importante interlocutore. Ma oggi?

LA FISSAZIONE DI SCALFARI SU GENTILONI

Domenica, mentre il giovane e mondanissimo direttore Mario Calabresi si dilettava in una comparsata dall’esimio Fabio Fazio, in ore cruciali per le novità della politica italiana, Scalfari non solo auspicava, ma prevedeva e alla fine addirittura ingiungeva a Sergio Mattarella di consacrare Paolo Gentiloni alla guida del governo, per i prossimi mesi. Gentiloni! Ma si può, con tutto ciò che è successo?

Non è una novità: Scalfari ha sempre avuto il vezzo di sponsorizzare alcune candidature a Palazzo Chigi: memorabile il sostegno a Ciriaco De Mita – che non portò fortuna all’intellettuale della Magna Grecia. Ma questa volta direi che il Fondatore abbia passato il limite, per quel che riguarda l’analisi della realtà. Escluderei che Scalfari abbia notizie riservate, privilegiate, sulle intenzioni del Quirinale. Sarebbe molto preoccupante.

IL DISPREZZO DI FRANCESCO MERLO

Nell’articolo a fianco, Francesco Merlo – al contrario – prendeva atto della supremazia di 5Stelle e Lega. Ma li ricopriva di insulti e disprezzo: come se non fossero stati eletti dal 70/80% (col resto del centrodestra) degli italiani, bensì pericolosi disturbatori, villani intrusi nel salotto buono dell’élite, sonoramente bocciata nelle urne.

A che razza di pasticci stiamo assistendo? Non mi sembrano solo opinioni da cui è ragionevole dissentire. Mi sembrano qualcosa di peggio: un atteggiamento antiquato. Scalfari e Merlo sono giornalisti e scrittori intelligenti… Hanno tutto il diritto, ci mancherebbe!, di avversare il successo di Di Maio e Salvini. Di contestarli. Di impegnarsi per batterli. Dico solo che insistere su Gentiloni premier e insultare i due nuovi protagonisti della nostra politica (e gli elettori che li hanno votati), come se fossero fioriti dal nulla, è una posizione lunare, del tutto estranea alla terrestre realtà.

E LA LENTEZZA DELLE CONSULTAZIONI?

Il secondo aspetto per me incomprensibile riguarda la lentezza delle consultazioni per il governo: non può non risalire – mi dispiace dirlo – al Quirinale. Perché le consultazioni per il governo cominceranno solo fra dieci giorni? Forse perché riti e abitudini del nostro Paese festaiolo sono intoccabili? Era proprio un obbligo aspettare di goderci la colomba e l’uovo di Pasqua? Oppure succede perché si comincia a tenere in caldo il posto di Gentiloni e Scalfari ci ha delicatamente informato? Molto apprezzabile la rapidità con cui sono stati eletti i presidenti di Camera e Senato, in 24 ore. Nient’affatto condivisibile, invece, il passo da tartaruga per il governo.