Governo Monti, quale futuro? – di Marco Zacchera

Quello che più mi angoscia in queste ore è vedere impotente il fallimento di una speranza politica che aveva trasformato una destra emarginata e nostalgica in una parte viva e rispettata del paese e che doveva, poteva ed avrebbe dovuto essere punto di riferimento di una politica più alta, più corretta, più onesta, più concreta dopo decenni di spartizioni partitiche e di tante ipocrisie.

Una speranza nata grazie a Fini e Tatarella, ma anche grazie a Berlusconi, che è appassita in una sorta di culto della personalità che salvava le forme (e i posti in parlamento) ma man mano perdeva la sostanza e infine si frantumava proprio quando sarebbe stato il momento di affermarsi.

Sono stato un illuso, un sognatore sperando in tutto questo? Non lo so: in tanti anni di parlamento ho sempre cercato di fare il mio dovere, di convincere, di spiegare e tante volte sono stato emarginato come fossi un “grillo parlante”, ma l’ingloriosa fine per Silvio Berlusconi mi dà la certezza di essere stato onesto anticipatore di molte cose, scegliendo con convinzione nel 2009 di fare il sindaco della mia piccola città proprio per giocarmi un’altra sfida dove potessi essere però più concreto protagonista visto che a Roma certi comportamenti non sono apprezzati.

Non so ora cosa ci riserverà il futuro: la Lega furbescamente si smarca contando che stando all’opposizione potrà  recuperare i voti degli scontenti mentre tanti faranno la corte al “Terzo polo” sperando di ricuperare qualche strapuntino.

Non nascondo che mi sento molto in difficoltà a votare per un governo appoggiandolo insieme a Rosy Bindi o a quel troglodita politico di Di Pietro: si vedrà. Ma lasciatemi sperare che dopo questa crisi chi resterà nel PDL voglia finalmente crederci e lo voglia costruire con altri uomini e altre convinzioni a cominciare dallo spirito di sacrificio che dovrebbe tornare ad essere una caratteristica della politica troppe volte diventata invece “casta” ingombrante e spocchiosa. Certo un mese fa pensavo seriamente di piantare lì Roma e chiudermi a Verbania, stasera mi chiedo invece se non ci sia più che mai bisogno di qualche testa in più che pensi, che non viva di salotti, ma lotti e si impegni trovando il tempo di spiegare ai ragazzi che crescono che l’Italia ha sì 150 anni ma è – ancora una volta –  tutta da rifare nei cuori, nei princìpi, nelle coscienze.

*deputato PdL e sindaco di Verbania

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