Governo Monti, Finite le risse si potrà lavorare – di Margherita Genovese

L’esecutivo che si appresta a condurre il Paese fuori dalla secca in cui si è arenato, a causa di una classe politica irresponsabilmente litigiosa e schiacciata sulla macchina del fango finalizzata allo sputtanamento del premier (obiettivamente fautore e complice), nei prossimi mesi non dovrà fare altro che riprendere tutti i provvedimenti già previsti e portarli a termine.

Zittito il Tre-monti, crocifisso da entrambi gli schieramenti, basterà un solo Monti, meno politicamente esposto e meno ricattabile, per intraprendere la stessa via del rigore e della fiducia in Europa che il povero Giulio cercava disperatamente di mantenere, malgrado l’impasse di un Berlusconi universalmente irriso.

L’abbiamo sentito nel discorso programmatico del neopremier e lo capiamo leggendo approfondimenti e commenti di cui si impregnano i giornali, senza minimamente accennare a una critica: l’Ici cambierà nome ma è sempre quella prospettata dall’ex ministro dell’economia ed eventualmente anticipata; la riforma delle pensioni di certo ricalcherà le previsioni del passato governo, e sarà anticipata per avvenuta caduta dell’ostacolo principale, la Lega; il pericolo insito nella modifica all’articolo 18 sarà sventato da eventuali considerazioni sulla flessibilità in uscita dal lavoro in cambio di aperture in entrata. L’iniquità del gap tra generazioni era stata messa in evidenza anche da Sacconi, ma l’irremovibile Camusso lo aveva in antipatia e la guerra tra CGIL e ministro non consentiva spazi di fattibilità.

Dunque, sono cambiate le facce, gli abiti, i comportamenti, e, diciamolo pure, i curricula. L’esecutivo berlusconiano è nato per acclamazione popolare ed è morto per rigetto popolare. Finiscono le risse, regna l’armonia sugli scranni del Parlamento: gli onorevoli approveranno senza discutere e il popolo si rassegnerà senza protestare, convinto dalla forza persuasiva di professori all’altezza del compito. Per chi come noi considera l’educazione "permanente" la prima materia della "scuola dell’obbligo" formativa di una società, la lezione è chiara: quando i professori valgono, ne consegue che contano, e che gli alunni li rispettano, li temono, e alla fine li apprezzano. Con indubbi benefici per la crescita e lo sviluppo di cui tanto si parla.

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