Governo Monti, dopo sei mesi stiamo peggio di prima – di Mario Galardi

Per ridurre i consumi di formaggio, leggasi le spese dei partiti, Monti ha scelto un topolino. Così ha fatto tornare alla ribalta Giuliano Amato, da trent’anni esimio rappresentante della casta che ha ridotto l’Italia in queste condizioni. Quanto alla spending review (innecessario e risibile anglicismo, superato in stupidità solo dal beauty contest, che non è Miss Italia), non sembrandogli sufficienti qualche centinaio di cervelli, tra ministri, viceministri, sottosegretari e direttori generali, il governo ha voluto abdicare ricorrendo a un manager esterno e superpagato. Che Enrico Bondi possa farci sperare in qualche successo, lo testimonia il suo curriculum positivo e, permettetemi, anche la sua faccia da Quaresima che, ci auguriamo, intimidirà chi volesse sforare i limiti di spesa. Ma non sarà sufficiente, anche perchè le decisioni dovranno poi essere sottoposte al vaglio e alle forbici dei parlamentari.

Non si tratta di essere pessimisti. Chi scrive fu tra i pochissimi che accolsero il governo Monti non con lodi e grida di giubilo, ma con grande scetticismo. Eppure, dopo mezzo anno, cosa abbiamo ottenuto di concreto? C’è stata la riforma delle pensioni, che darà i suoi benefici solo a medio termine, e che era inevitabile a ragione dell’aumento della vita media. E il governo ha trovato pure il modo di creare il pasticcio degli “esodati” (sì, ci sono neologismi peggiori di certi anglicismi). A parte questo, Monti ha solo decretato più tasse per tutti, e in modo indiscriminato con l’aumento dell’IVA. E siamo ancora in attesa del botto finale, con l’applicazione dell’IMU.

E’ prevedibile che la luna di miele del governo con la maggioranza degli italiani sia ormai prossima alla fine, e dubitiamo che, per la via intrapresa, si possa rimettere in sesto il Paese e rilanciare l’economia. Tuttavia un’apparenza di luna di miele con i partiti probabilmente continuerà, perchè loro sanno bene che, se andassero subito alle elezioni, sarebbero cavoli acidi per tutti. Così in Italia siamo tornati a una situazione bloccata. Ci eravamo abituati, fin dal tempo dell’arco costituzionale.

In questi mesi il governo ha perso tempo con l’articolo 18, tra discussioni, polemiche, veti e minacce di scioperi, esattamente come era successo al governo Berlusconi. Alla fine ne è uscito un compromesso che ha scontentato tutti, forse con l’eccezione del ministro Fornero. Non crediamo che con questa miniriforma si possano incentivare concretamente le aziende ad assumere. Ci vuole ben altro.

In Italia abbiamo il più alto costo al mondo dell’energia, che è una delle principali ragioni, insieme ai costi della politica, alle deficienti infrastrutture, e al pessimo funzionamento della giustizia, che hanno causato la perdita di concorrenzialità delle nostre produzioni e la chiusura di migliaia di aziende. Inoltre c’è da tener presente che da noi i trasporti avvengono in maggioranza ancora su gomma (e ci sono tanti cretini che tuttora si oppongono alla Tav e al terzo valico di Genova). Eppure il governo ha avuto la brillante idea di elevare a livelli assurdi i prezzi dei carburanti. Il popolo sovrano, mal informato da cattivi maestri e da proprietari di media con forti interessi nelle dispendiose ed inutili “energie alternative” (che alternative non sono), ha purtroppo revocato la giusta decisione del governo Berlusconi di tornare al nucleare, sola via per fare uscire l’Italia dalla dipendenza energetica.

Insomma, sommando tutte le cose, se si voleva frenare la nostra economia, non si sarebbe potuto escogitare un sistema migliore. Si aumentano i costi dell’energia, si disincentivano i consumi, si penalizza la casa, e ci si illude in questo modo di poter ridurre il debito pubblico! Che sia una illusione, lo dimostra il fatto che lo spread rimane a livelli altissimi, superati (di poco) solo quando l’attacco al governo Berlusconi raggiunse il suo acme, cioè nel momento in cui all’offensiva mediatico-giudiziaria e degli oppositori interni, si sommarono interessi stranieri e la speculazione internazionale.

Noi residenti all’estero, abbiamo anche dovuto patire il totale disinteresse verso le nostre comunità. Così, tanto per dare un’occhiata al Pdl, abbiamo visto sfilare (si fa per dire, nessuno li ha minimamente notati) la Contini, Di Biagio, Caselli. La Lega al momento ha altre gatte da pelare e all’estero non ha mai avuto grandi consensi. Non c’è quindi da meravigliarsi se nel frattempo crescono altri movimenti, che però promuovono personaggi che sono rispettabili, ma che hanno il difetto, ai nostri occhi, di aver cambiato partito in ognuna delle ultime elezioni. Mi scuso dell’inciso. Non è mia intenzione, dopo una brevissima parentesi ormai superata, di entrare personalmente nell’arena politica. Mi è sufficiente continuare a pensare con la mia testa e dire quello che penso. Noi italiani all’estero dovremmo accontentarci di poche, ma concrete misure. Che sia riconosciuta come prima casa l’abitazione posseduta in Italia, che si attui un’ottimizzazione della struttura consolare, e che ci sia maggiore attenzione per la cultura e per la lingua italiana. Ma, tra spending review e beauty contest, abbiamo poco da stare allegri.

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