Governo Monti, dagli apprendisti stregoni soltanto chiacchiere e tasse – di Giampiero Pallotta

Chi oggi dicesse che il risalire dello spread e’ colpa del governo Monti sarebbe un bugiardo. Lo era anche chi lo sosteneva l’estate scorsa, addossando al governo Berlusconi la responsabilità che invece era europea. Allora si gridò alla necessità di fare in fretta a “licenziare” Berlusconi perche’ si era convinti che se ci fosse stato qualsiasi altro governo, per incanto, i problemi dell’Italia li avrebbe risolti in “quattro e quattrotto”. Ora bisogna avere il coraggio di riconoscere che il problema da risolvere e’ quello dell’Unione Europea che non ha una banca centrale che interviene per salvare la moneta comune. Anche i piu’ feroci “antiberlusconiani” hanno capito che lo spread elevato di novembre non dipendeva affatto dalla presenza al governo di Silvio Berlusconi.

Dopo aver finto di darci un po’ di respiro ed avere illuso il bocconiano Monti che la strada dell’inasprimento fiscale era quella giusta, e’ ricominciato il gioco della speculazione che ha calcolato che la recessione, in cui e’ piombata l’Italia, non le consentirà di avviare alcuna fase concreta di crescita necessaria per abbattere l’enorme debito pubblico. I cittadini non consumeranno più dello strettissimo necessario, strozzati dalle tasse, e le aziende non investiranno in sviluppo, sia per mancanza di liquidità e sia perché non saprebbero a chi vendere i loro prodotti che resterebbero fermi in magazzino.

Gli imprenditori non sono così sciocchi da accontentarsi delle chiacchiere. E hanno ragione. La speculazione si e’ sfregata le mani quando ha constatato che Monti non ha preso l’unica strada possibile: quella di abbattere, e in fretta, il debito pubblico mediante la riforma del lavoro e la vendita di buona parte del patrimonio pubblico. Ha atteso con pazienza, ed ora ha ricominciato ad arricchirsi sulle spalle degli italiani facendo risalire lo spread, visto che non esiste una banca centrale europea che possa intervenire a sostegno dell’euro.

Tutto volge al peggio: disoccupazione in crescita, recessione sempre più grave, pressione fiscale a livelli incredibili. Il governo dei tecnici si sta dimostrando, ogni giorno che passa, un governo di apprendisti stregoni che produce solo molto fumo e poco arrosto, ma continua a vivere per il sostegno dei media che ancora ha, mentre erano del tutto ostili col governo precedente. Mettevano in risalto che i guai dell’Italia erano dovuti alla presenza di Berlusconi al governo e facevano credere che il suo semplice accantonamento avrebbe, da solo, fatto scendere di almeno 200 punti lo spread (il differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi). Ha esaltato alla grande l’avvento dei salvatori della patria presentati come super tecnici con capacità salvifiche per cui ogni mossa era fondamentale per salvare il Paese dipinto sull’orlo del baratro, prossimo al fallimento. Sull’onda di queste “annunciate catastrofi” si e’ puntato a spremere i contribuenti e a rastrellare quanto più possibile dalle loro tasche introducendo nuove tasse, ripristinando l’ICI sulla prima casa (che Berlusconi aveva abolito), e massacrando chi già era alla vigilia della pensione. Altre tasse sono in arrivo.

Ora si comincia a percepire che non e’ vero che un governo dei tecnici possa fare cose che i governi politici non possono fare. Non solo: si capisce ora che anche i governi tecnici sono politici e infatti proprio per ragioni politiche il governo dei tecnici, convinto dell’assoluta necessità di una profonda riforma del lavoro, ha dovuto rinunciarvi. Non e’ del tutto vero che se si ha debiti sin sopra la testa si esca stringendo soltanto la cinghia, perché non basterebbe per pagare un debito enorme. Se con l’austerity cala il prodotto interno lordo (la ricchezza), i creditori sono piu’ allarmati che rassicurati. Se gli italiani non sono in grado di pagare gli interessi (circa 100 miliardi annui) del debito pubblico quando tutto va bene, come possono pagarli quando tutto va male?

L’unica speranza e’ in un notevole sviluppo economico e questo sviluppo passa attraverso una modifica del modello produttivo. Quella famosa riforma del lavoro che non si e’ fatta. Le prospettive sono terrificanti e se ne stanno accorgendo anche i grandi giornali economici internazionali che all’inizio esaltavano Mario Monti. Ci si era conviti che rimuovendo Berlusconi tutto si sarebbe aggiustato. Lui se n’e’ andato e gli italiani si sono ritrovati col sedere per terra. Prima non si sarebbe perdonato a Berlusconi l’applicazione di una nuova ICI corrispondente ad un quarto della vecchia, ora soltanto timidi brontolii per un’enorme Imu che dissanguerà soprattutto i piu’ poveri. Giorno dopo giorno va scemando la capacità illusoria di Mario Monti che con la sua faccia sempre piu’ malinconica e’ la rappresentazione della realtà italiana.

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