Governo, Monti: ‘Entrati in fase due’. Ma PdL attacca: dl sviluppo non basta

Il governo e’ ‘entrato nella fase due e ora coltiva la crescita’: parola del presidente del Consiglio Mario Monti, che pure, il giorno dopo il varo del decreto legge sullo sviluppo, rivendica una continuita’ nell’azione dell’Esecutivo. Ragionamento che condivide anche una parte della ‘strana’ maggioranza che lo sostiene in Parlamento e che avrebbe voluto un pacchetto di misure piu’ incisivo. Ad incalzare il Prof e’ in particolare il Pdl: altro che 80 miliardi in campo, accusa infatti Angelino Alfano, il provvedimento ne ‘muove’ solo uno, ‘gli altri 79 sono virtuali’.

E se il Pd oggi preferisce il silenzio (dopo che Bersani ha detto di voler ‘vedere le carte’ per poter esprimere un giudizio di merito) a sottolineare l’assenza di una ‘svolta’ e’ la leader della Cgil Susanna Camusso: ‘C’e’ il rischio che dopo tanti annunci – dice – i vantaggi siano pochi’.

L’unico dunque a restare al fianco di Monti e’ il numero uno dell’Udc Pier Ferdinando Casini, che ammette di aver voluto ‘fortemente’ queste misure: ‘Tutto e’ perfettibile – osserva – ma e’ un primo passo importante’.

Il decreto legge, che il governo ha varato ‘salvo-intese’ e il cui testo e’ quindi oggetto di ‘limature’, quando approdera’ in Parlamento e’ dunque presumibile che subira’ il classico assalto alla diligenza. ‘Sara’ preoccupazione delle forze politiche – e’ la promessa infatti di Osvaldo Napoli, vice capogruppo del Pdl alla Camera – dargli un po’ di sangue e renderlo un provvedimento di qualche utilita’ per il Paese’.

Insieme al pacchetto ‘sviluppo’ il Parlamento pero’ si trovera’ ad affrontare un altro decreto legge, decisamente piu’ snello ma ugualmente di impatto: si tratta delle misure per la dismissione del patrimonio pubblico annunciate pochi giorni fa dal premier e approvate ieri dal Cdm. Un’operazione ‘importante’, la definisce lo stesso Monti, che il governo non ha voluto fare prima per evitare di inviare ‘un messaggio sbagliato al mercato e alla comunita internazionale’. Se e’ vero dunque che l’Italia e’ ora un po’ piu’ forte e puo’ permettersi di cedere qualche gioiello di famiglia non tutto sara’ pero’ sul mercato: ‘E’ da discutere – spiega infatti il presidente del Consiglio – l’opportunita’ di vendere le grandi aziende (Eni, Enel e Finmecanica) in un momento in cui le quotazioni sono basse e si perderebbe l’opportunita’ di fare una strategia industriale’.

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