Governo, Meglio il voto che questa interminabile agonia – di Giampiero Pallotta

Quando nel 1932 il giornalista tedesco Emilio Ludwig, dopo sei mesi di permanenza in Italia per scrivere un libro sull’Italia e sugli italiani, andò ad intervistare Mussolini, gli chiese: “Ma deve essere ben difficile governare gente cosi’ individualista ed anarchica come gli italiani!”. Mussolini rispose: “Difficile? Ma per nulla. E’ semplicemente inutile!”. Se la stessa domanda venisse posta oggi a Berlusconi la risposta sarebbe identica. Appena il Pdl vinse l’elezioni del 2008, qualcuno parlò di “solida maggioranza” per avere incamerato oltre 100 deputati in piu’ dell’opposizione.  Purtroppo la maggioranza era solo quella degli italiani che hanno votato per una coalizione in larghissima parte piena di opportunisti e voltagabbana. Primo su tutti Fini in Tulliani, “svenditore” di appartamenti di AN per beneficare il cognatino, burattino nelle mani della magistratura e di Montezemolo, che un minuto dopo aver appoggiato le chiappe sulla poltrona di presidente della Camera, ha incominciato a bersagliare il governo un giorno sì e l’altro pure. Un manipolo di "signor nessuno", eletti con i voti dati a Berlusconi, che dopo aver agguantato l’agognata poltrona si sono messi a fare i “casi” loro. Il governo di centrodestra cade per il “suicidio politico” di membri della coalizione. Che gentaglia! Li abbiamo visti in faccia e non dimenticheremo mai che eletti nel Pdl hanno tradito e sono passati nella parte avversa in un momento molto delicato, non solo per il governo Berlusconi, ma per tutto il Paese. Spero i danni per gli italiani siano contenuti e auguro a questi “omuncoli” e “donnucole” che non debbano pentirsi della scelta fatta e, soprattutto, di non andare fieri di una simile vigliaccata. Alle prossime elezioni li ricandideranno Casini, Bersani e compagnia bruttissima. Basta che non ce li ritroviamo di nuovo nelle liste del centrodestra dove dovranno essere candidati esclusivamente coloro che nell’arco della propria vita politica e, specialmente negli ultimi tre anni, hanno sempre dimostrato “sincero” attaccamento al Pdl. Basta con gli “outsider” dell’ultima ora e mi riferisco, in particolare, a chi volesse candidarsi per il Pdl in Australia. Povera italietta! Ancora una volta ha dato prova di inaffidabilità’. Aveva ben ragione “il francese” a “ridacchiare” (gli italiani sono sempre gli italiani) perché i “voltagabbana” e gli “opportunisti” avrebbero fatto mancare all’appuntamento e non mantenuto la parola anche questa volta.

Sono d’accordo con Berlusconi: “In politica le dimissioni non esistono”, il governo deve essere sfiduciato in Parlamento ed ora che e’ stato accertato che i voti non li ha piu’, la democrazia impone di ridare la parola al corpo elettorale. Oggi appare l’unica via per uscire dall’impasse, anche se si sta “tramando” per un governo guidato dal neo senatore a vita Mario Monti. Berlusconi saprà reagire da par suo con grinta e decisione da “statista del fare”. Un leader rimane con la schiena dritta nelle vittorie e, soprattutto, nelle sconfitte. Purtroppo il conto lo pagheranno i “soliti fessi” e non quei “poteri forti” che Berlusconi stava cercando di mettere sotto torchio.

Quando voteremo il centrodestra sarà certamente piu’ forte di ora. Meglio, dunque, dare la parola agli italiani che ricorrere a pasticciati ribaltoni, o a governi tecnici, oppure ad esecutivi natalizi. Come quello presieduto da Ciampi 18 anni fa, quando la disoccupazione, al Sud, superò il 21%, la lira crollò drammaticamente il 2 dicembre del 1993 e la RAI annunciò di non poter pagare le tredicesime ai dipendenti. Per non parlare dei sanguinari attentati mafiosi, con le auto bombe, a Milano, Roma e Firenze e della trattativa, ancora non chiarita nei suoi inquietanti sviluppi, tra ministri e boss “mafiosi” per attenuare l’articolo “41 bis” per i “picciotti” incarcerati. Fu, invece, un governo politico, quello presieduto dall’allora “craxiano” Giuliano Amato, a salvare il Paese, varando una manovra prima di 30 mila, poi di 90 mila miliardi di vecchie lire, a iniziare le privatizzazioni delle grandi aziende delle partecipazioni statali e a salvare i conti pubblici italiani. Ormai e’ improbabile che il Pd, “squassato” dalle divisioni e per la lite tutt’altro che “avvincente” per la leadership (meglio il vecchio Bersani o il giovane Renzi?), possa creare delle maggioranze alternative “credibili” con Di Pietro e Vendola: non vanno d’accordo su nulla. Ma anche se trovassero un “finto” accordo e vincessero le elezioni, dopo un anno o due (forse anche meno) di sicuro si ritornerà a votare. Casini, da vecchio consumato “democristiano”, fa “l’Amleto”: andare al voto facendo parte del “Terzo polo”, oppure abbandonare Fini e Rutelli al loro destino per “associarsi” con il centrosinistra o con il centrodestra? Di certo c’e’ che il Pdl (probabilmente cambierà nome) e la Lega resteranno alleati. Comunque sia, meglio il voto di questa interminabile agonia, che rischia di protrarsi per un altro anno e mezzo.

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