Governo, Marcello Sorgi sulla Stampa: “Mandato a Fico? Tre temibili conseguenze”

Sorgi in un suo editoriale: “Le conseguenze prevedibili del nuovo compito affidato al primo inquilino di Montecitorio sono tre, una più temibile dell'altra”. Eccole

Il presidente della Camera Roberto Fico, incaricato dal presidente della Repubblica Mattarella di sondare la possibile intesa di governo tra M5S e Pd, incontra nel pomeriggio i vertici dem e poi la delegazione dei pentastellati. Intanto l’Italia è in attesa di un esecutivo che dopo quasi due mesi ancora non c’è.

Il giornalista Marcello Sorgi, in un editoriale pubblicato sul quotidiano La Stampa, scrive: “Il mandato esplorativo al presidente della Camera Fico, per approfondire l’ipotesi di una maggioranza tra 5 Stelle e Pd, rischia di essere dirompente come e forse più del precedente, appena concluso, dalla presidente del Senato. Se l’effetto dell’esplorazione della Alberti Casellati, infatti, è stato l’esplosione del centrodestra – che poi ha miracolosamente, e un po’ misteriosamente vinto le elezioni in Molise l’altro ieri, e risulta ben piazzato anche per domenica prossima in Friuli – le conseguenze prevedibili del nuovo compito affidato al primo inquilino di Montecitorio sono tre, una più temibile dell’altra”.

Eccole. “La prima, emersa subito, anche prima che Fico annunciasse il calendario dei suoi colloqui, è un’altra, simmetrica deflagrazione, questa volta del Pd” che, da nemico di M5S, “solo poche settimane dopo, viene presentato come partner naturale del contratto di governo che dovrebbe portare lo stesso Di Maio a premier”.

C’è poi il ruolo che sta assumendo Fico, che a sinistra è assai più gradito rispetto a Di Maio, il quale – continua Sorgi – “non accetterebbe una tale eventuale conclusione dell’esplorazione, che potrebbe far pensare, magari non a lui stesso, ma a qualcuno di quei militanti che hanno scritto sul Blog delle stelle che Fico esploratore è ‘la rovina del Movimento’, che il presidente della Camera voglia lavorare per sé”.

Infine “la terza conseguenza, più che verosimile, annunciata, è che la sola ipotesi – al momento fuori dalla realtà – di un’intesa 5 Stelle – Pd spinga Di Maio e Salvini, veri soci mancati della non-vittoria del 4 marzo e del non-governo di questi due mesi di trattative infruttuose, ad adoperarsi in ogni modo affinché il loro asse, già pieno di crepe, non si spezzi. Qualcosa hanno già cominciato a fare in serata (Salvini annunciando anche, con toni non proprio concilianti, una manifestazione a Roma), a riprova che l’incubo della convergenza a sorpresa dei due maggiori avversari dell’ultima campagna elettorale è destinato a turbare le loro notti insonni”.