Governo, le cose da fare che la sinistra non farebbe mai – di Mario Galardi

E’ grande l’amarezza che provano tanti italiani residenti all’estero, assistendo all’aggravarsi della crisi del Paese. La crisi ha due facce, quella economica e quella politica, e la seconda ci sembra piú grave della prima. La causa principale della crisi economica è il fatto che, in un periodo (ormai lungo un decennio) di ridotta o mancata crescita dovuta a fattori internazionali, il nostro enorme debito pubblico è diventato oggi un peso non più sostenibile, a meno che si prendano le misure drastiche che l’Europa ci chiede.

Gli attuali variegati componenti dell’opposizione reclamano (concordi unicamente su questo) “un passo indietro” di Berlusconi, e gridano che il governo è sordo alle sollecitazioni dell’Unione Europea. Ma una crisi al buio sarebbe da irresponsabili ed aggraverebbe la situazione. Anche perché sono proprio i partiti di opposizione i primi ad opporsi alle principali misure che ci vengono richieste e che sono necessarie, che riguardano sostanzialmente due versanti. Il primo è la riduzione della spesa pubblica. Il secondo è la modernizzazione del Paese, nelle sue leggi e infrastrutture.

Per la spesa pubblica, è ormai evidente che occorre intervenire più duramente di quanto fatto finora (altro che rimandare l’applicazione dell’innalzamento dell’età di pensionamento al prossimo decennio!). Bossi dovrebbe farsene una ragione, e non sarà su questo che potrà scoppiare una rivoluzione. Per nessuno può essere una tragedia, se si prolungherà l’attività lavorativa di qualche anno. E meno che meno oggi, quando possiamo constatare di quanto si stia allungando (per nostra fortuna, ma a scapito del bilancio pubblico) la vita media.

Siamo poi totalmente d’accordo che occorre dare un taglio nettissimo alle auto blu e ai benefici dei parlamentari e degli amministratori regionali. Per questa via si potrà ottenere solo una piccolissima parte dei risparmi di spesa che sono indispensabili, ma in ogni caso è una misura non più rinviabile e da realizzare subito, per una questione di etica e perchè i cittadini la reclamano, nel momento in cui a loro si chiedono sacrifici.

Appare comunque poco credibile che un ipotetico nuovo governo della sinistra possa intervenire più duramente sulla spesa pubblica. Sarebbe come chiedere pere all’olmo: ognuno da’ la farina del suo sacco, e sappiamo che il bagaglio culturale dei post e neo comunisti privilegia per definizione il pubblico contro il privato. Figuriamoci se proprio loro potranno ridurre la spesa, il che significa intervenire su pensioni, sanità e pubblico impiego.

Quanto alla modernizzazione del Paese, anche se purtroppo non tutti i cittadini se ne rendono conto (mal informati come sono dai media che gridano alle leggi “ad personam”), la riforma della giustizia resta una delle cose più urgenti, e purtroppo non è ancora stata fatta. La perdurante lentezza dei procedimenti giudiziari ci differenzia da tutti i paesi civili, ed è una delle palle al piede dell’Italia. E’ innegabile che il governo Berlusconi abbia voluto porvi rimedio. Ma è altrettanto innegabile che gli ex-alleati e gli oppositori del governo hanno usato tutti i mezzi a loro disposizione per mettergli il bastone tra le ruote.

Rispetto alle infrastrutture, le centrali nucleari erano una delle più importanti, perchè a medio termine avrebbero reso l’Italia meno dipendente dalle importazioni di gas e di petrolio, che appesantiscono enormemente il bilancio dello stato. Gli elettori, suggestionati da un allarmismo assolutamente ingiustificato e ascoltando cattivi maestri, con il referendum hanno impedito questa riforma, ed ora tutti i cittadini e le imprese continueranno a pagare i costi di energia più cari del mondo. Anche per quanto riguarda le liberalizzazioni e altre riforme siamo in ritardo, ma se il governo deve lottare ogni giorno con una difficoltà, prima la diaspora di Fini, poi le testardaggini di Tremonti, oggi le bizze di Scajola, le impuntature di Bossi, e domani chissà, restare fiduciosi richiede un soprappiù di ottimismo, che ci riesce difficile mantenere. Ma ancor più difficile ci riesce assegnare le maggiori responsabilità a Berlusconi. Per salvaguardare la sua immagine, forse avrebbe dovuto essere più cauto con certe amicizie, ma sono sempre peccati veniali. E comunque le immagini sono l’ultima delle nostre preoccupazioni. Quelle che preoccupano sono le situazioni concrete. Rasenta il ridicolo Casini ad indicare nella poca credibilità del premier il principale problema del Paese. I problemi reali sono ben altri, tra cui i comportamenti di politici inaffidabili e mutevoli come lui e tanti altri. C’è da dire piuttosto che Berlusconi avrebbe dovuto essere più deciso, mettendo tutti di fronte alle proprie responsabilità, magari chiedendo le elezioni al momento del voltafaccia di Fini. Riteniamo che le avrebbe vinte, e che ora il governo potrebbe operare con maggior libertà di azione. Perchè continuiamo a ritenere che le ricette per l’Italia che Berlusconi aveva indicato al momento della sua discesa in campo, e che ha ribadito negli anni, restano valide. L’attuale critica situazione dimostra che le realizzazioni sono state insufficienti ed occorre fare molto di più, ma nella stessa direzione, che è quella che ci chiede l’Europa.

Non sarà infatti un governo con Vendola e Bersani, quello che potrà ridurre la spesa pubblica. Non quello con Di Pietro, che potrà realizzare la riforma della giustizia. Non quello con Casini, che potrà riformare più a fondo le pensioni. Noi italiani all’estero vicini al centrodestra, da dove ci troviamo non possiamo fare molto di più. Ma almeno asteniamoci dall’unirci al coro assordante di coloro che chiedono un cambio di governo, senza che si sappia quale. Non dobbiamo fare il gioco di un’opposizione che finora non ha contribuito ad una sana dialettica politica, di cui in Italia si sente da troppo tempo la mancanza.

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