Governo in bilico, Berlusconi così non va bene – di Andrea Di Bella

E’ una conclusione a cui anche chi non è mai stato contro questo Governo giunge velocemente: Silvio Berlusconi non va bene, non così. La crisi economica, la manovra finanziaria cambiata infinite volte fino a blindarla in Parlamento con un voto di fiducia che ha escluso ogni dialogo con le opposizioni in un momento così difficile e delicato; un Governo che non ha guardato alle misure strutturali ma esclusivamente a quelle anticrisi, a modo suo, è quanto di più sbagliato si potesse fare. Quale dimezzamento dei parlamentari? Quale riduzione delle province? Quale eliminazione degli enti inutili? Quale repressione all’evazione fiscale? L’aumento del punto di Iva dal 20 al 21% è l’esemplificazione più realistica di quanto non sia stato capace questo Popolo della Libertà di condizionare in una visione nazionale questo Esecutivo, a traino di una Lega Nord che non smette di manifestarsi per quello che è, secessionista e contro “Roma Ladrona” pur beneficiando senza alcuna vergogna di tutto quello che Roma ha concesso lei in anni ed anni passati dentro al Palazzo.
 
Ed è questa la vergogna, la Lega Nord. Privilegiare l’asse con Bossi ed emarginare gran parte del centrodestra moderato, anche per via di congetture che avrebbero voluto Berlusconi fuori prima del tempo, è stato ed è tuttora l’errore più grande che potesse fare la coalizione di Governo e più che mai il Pdl, costretto com’è a sottostare ai veti del Carroccio pur di non cadere come nel ’94, anche allora per la fiducia venuta meno del Senatùr.

Male anche le esternazioni di Roberto Maroni, Ministro della Repubblica Italiana per l’Interno, che alla manifestazione della Lega Nord a Venezia dichiara esplicitamente che “l’esperienza al Governo non è il fine, ma un mezzo per portare avanti la nostra grande missione, che è il federalismo”. Quale federalismo, ministro Maroni? Un federalismo fiscale e solidale spalmato su tutto il territorio nazionale, ben articolato e di cui tutto il Paese possa beneficiare, o un federalismo istituzionale che accresca l’idea di due Italie, una verde (nord) e una tricolore (tutta il resto)? Una dichiarazione che potrebbe essere perdonata a Umberto Bossi, settantenne ormai parecchio stagionato costretto ad incitare il suo popolo con slogan da circo. Ben diverso è se il futuro della Lega, Roberto Maroni, se ne esce quasi quasi peggio del suo leader. Inaccettabile. Il ministro dell’Interno mediti sul suo allontanamento dal Governo.

Ad ogni modo questo Popolo della Libertà ripensi bene alla sua azione di Governo e programmi seriamente questi ultimi diciotto mesi che potranno cambiare l’apprezzamento dei cittadini e risollevare le aspettative per il 2013. Diversamente, mi spiace dirlo, a casa.

Freedom24

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