Governo, continua il girotondo. Si torna al voto?

Luigi Di Maio non pretenda che gli altri si prostrino ai suoi piedi e scelga un compromesso accettabile, altrimenti torniamo a votare e non perdiamo troppo tempo

Palazzo Chigi, la sala del Consiglio dei ministri

Altra settimana sullo 0 a 0 in vista del nuovo governo, si andrà ai supplementari con un altro giro di consultazioni di Mattarella questa settimana ma – in caso di un perdurare dell’attesa – pare si passerà ai calci di rigore solo verso giugno, mentre crescono quelli che chiedono (o pensano) che si meglio rigiocare il derby del 4 marzo.

Nel frattempo l’ISTAT ha comunicato che il decantato sviluppo nel 2017 è stato inferiore alle aspettative, l’Europa freme per nuove e più severe misure economiche, il deficit è scattato oltre il previsto ma – soprattutto – la Banca Europea comincerà presto a non acquistare più titoli di stato italiani, acquisti che in questi anni (sprecati) di vacche grasse avevano sostenuto il nostro debito pubblico.

La ragionevolezza vorrebbe si definissero chiaramente le responsabilità pregresse dell’ultimo quinquennio e si varasse un governo al più presto, con ciascuno che rinunciasse a qualcosa, ma l’ipotesi di possibili nuove elezioni invita tutti a non perdere la faccia verso i rispettivi elettorati, mentre è positivo che almeno il centro-destra andrà unito alle prossime consultazioni, come aveva chiesto Giorgia Meloni.

Nell’incertezza Gentiloni e compagnia fanno il pieno di nomine sistemando futuri sponsor ovunque sia possibile, mentre l’Italia vera è assente dai giri di walzer, ma comincia a preoccuparsi anche se comprende che è inutile andare a votare se non si cambia questa sciagurata legge elettorale con un nuovo voto che darebbe più o meno lo stesso risultato.

Ultima osservazione su Luigi Di Maio: va bene che deve essere sempre il più bello e più bravo grillo parlante, ma visto che non ha la maggioranza assoluta in parlamento e nel Paese, decida alla svelta se vuole allearsi con qualcuno o meno. Se deve farlo non pretenda che gli altri si prostrino ai suoi piedi e scelga un compromesso accettabile, altrimenti torniamo a votare e non perdiamo troppo tempo.