Governo, Brunetta (Fi): “Apprensione tra gli investitori internazionali”

"Il rischio Italia è talmente percepito all'estero, che un colosso degli investimenti finanziari, il fondo Bridgewater, ha recentemente scommesso al ribasso su 17 società italiane, per la maggior parte banche, la somma monstre di 3 miliardi di dollari”

Renato Brunetta, deputato di Forza Italia, senza dubbio uno degli uomini più vicini a Silvio Berlusconi, in una nota sottolinea come i mercati finanziari internazionali stiano “osservando sempre più attentamente la piega che gli eventi politici italiani stanno prendendo, con l’impasse istituzionale che si è venuta a creare dopo le elezioni del 4 marzo e che non sembra trovare una via d’uscita”.

L’Italia ha più che mai bisogno di un governo stabile, “sostenuto da una maggioranza solida”, ma “le recenti dichiarazioni da parte di alcune forze politiche di voler sfidare apertamente le regole europee sulla finanza pubblica, stanno cominciando a creare apprensione tra gli investitori internazionali, tanto che la stampa estera comincia a parlare apertamente di un vero e proprio ‘rischio Italia’”.

“Il rischio Italia è talmente percepito all’estero, nonostante qualcuno continui a far finta di non vederlo, che un colosso degli investimenti finanziari, il fondo Bridgewater, ha recentemente scommesso al ribasso su 17 società italiane, per la maggior parte banche, la somma monstre di 3 miliardi di dollari, una cifra, tanto per intenderci, pari a una manovra correttiva”.

“Nel frattempo – prosegue Brunetta -, il rendimento sul nostro Btp decennale è salito a 1,76% a quasi il doppio del valore registrato nell’agosto 2016, quando era pari a circa l’1%. Un aumento che peserà inesorabilmente sul servizio del nostro debito. Purtroppo, a fine settembre, il Qe della Bce finira’ e Mario Draghi ha gia’ avvisato l’Italia di prepararsi per tempo a questo evento, perché, ha lasciato intendere, i rendimenti sovrani torneranno a salire, molto rapidamente nei paesi più fragili come l’Italia, soprattutto se questi dimostreranno di non aver sfruttato il periodo di bonanza monetaria per risistemare i loro conti”.

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