Governo, Berlusconi va avanti mentre le opposizioni son ferme – di Giampiero Pallotta

L’ostinazione con la quale le opposizioni pretendono le dimissioni del governo è diventata un’ossessione isterica: una vera e propria malattia. Se Berlusconi e’ stato eletto dal popolo, che si dice sia sovrano, perche’ dovrebbe dimettersi se poi ha anche in Parlamento una maggioranza che lo sostiene? Il fatto e’ che le opposizioni sono in crisi di astinenza del potere che non hanno da tanto tempo, e profittando della crisi economica globale, delle difficoltà personali di Berlusconi e della “questione morale” che travaglia Pdl (ma il Pd non e’ da meno, anche se Bersani giura che loro sono “immoralmente” diversi), si sentono in diritto d’ignorare la Costituzione che chiaramente sancisce che un governo cade soltanto quando non ha piu’ la maggioranza in Parlamento a seguito di un voto di sfiducia. Il resto è fuffa che disonora chi insiste e persiste in questa insulsa cantilena.

Sono inconsistenti e velleitari i progetti di governi tecnici, del presidente, di solidarietà nazionale, di salute pubblica e via fantasticando. Fini e’ grottesco, e questo testimonia che e’ disperatamente confuso, quando incita Maroni, una personalità di spicco del partito che Fini contesta ferocemente, perche’ prenda il posto di Berlusconi. Con questa proposta Fini ha dimostrato il fallimento del suo disegno. Non parliamo poi delle esternazioni di Bersani, della Bindi, di Letta, Franceschini, Di Pietro e saltuariamente Casini, che dimostrano tutta la loro pochezza politica.

Sono quasi due anni che le opposizioni vanno avanti così, provando le tutte per far cadere il governo e farne un altro, ma quale? Non lo sanno. A loro questo governo non piace e perciò e’ “illegittimo”. E’ un atteggiamento palesemente sovversivo. Altro che custodi della Costituzione! La loro lotta politica e’ giuridicamente e politicamente scorretta e questo dimostra il degrado che c’e’ nella politica italiana. Questa situazione sta diventando pericolosissima. Potrebbe degenerare in tragici avvenimenti sino all’insurrezione, perche’ gli effetti della crisi economica continueranno a produrre disagi e disoccupazione. Uno scenario molto preoccupante del quale irresponsabilmente le opposizioni non si curano, per loro conta una sola cosa: defenestrare Berlusconi, non importa poi se la crisi sarà al buio, visto che non hanno una maggioranza alternativa che appoggi l’eventuale nuovo governo. Sono degli squallidi sovversivi che stanno tradendo la Costituzione.

Sarebbe necessario un clima di maggiore “concordia nazionale” visti i pericoli della crisi, invece le opposizioni continuano a tifare, senza alcun ritegno, perche’ Berlusconi ed i suoi vengano arrestati al piu’ presto. Se ci fosse il tanto invocato “senso di responsabilità”, tutti, indistintamente, dovrebbero favorire l’accordo sulla modifica dell’architettura costituzionale, perché un governo debole, senza poteri, non serve al Paese, non e’ utile a chi si trova all’opposizione e tanto meno alle parti sociali.

L’enorme debito pubblico italiano e la bassa crescita economica, dipendono esclusivamente dalla debolezza dei governi che si sono succeduti dall’inizio della Repubblica ma, specialmente, di quelli tra il 1978/80. Nel suo discorso alla Camera al Senato di mercoledì, Berlusconi non ha nascosto i problemi, ma ha sottolineato che, a differenza di quanto vuole far crede l’opposizione, il governo li sta affrontando per riuscire a risolverli. Guardando al futuro, ha assicurato: “Nei 20 mesi che ci separano dal 2013 il governo farà il governo e rafforzerà sempre di più il rapporto con le parti sociali”. E agli italiani ha assicurato che “il governo è pronto a fare fino in fondo la propria parte”. Infine ha invitato l’opposizione a fare la sua parte perche’ l’Italia ha un’economia solida e sa sempre essere “coesa” nei momenti di difficoltà. Ha poi voluto precisare che, se l’Italia in questo momento appare meno brillante con un “spread” inferiore a quello della Germania, e’ perche’ oggi l’Italia ha il “quarto debito” del mondo. E’ un’eredità consegnata dai governi precedenti quando c’era il “consociativismo”. Quando maggioranza, opposizione e sindacati hanno concordato una politica “dei regali a tutti”. È così che si è creato il “gigantesco” debito pubblico. Ora siamo alla resa dei conti, ma la mentalità non cambia.

Criticare il governo è la funzione naturale di un’opposizione democratica, ma accusarlo di violare le regole fondamentali e’ da irresponsabili, e’ come avvelenare i pozzi d’acqua. Per poter dare un impulso economico fuori dall’ordinario, che favorisca molto di piu’ la crescita economica, non basta che il Governo si limiti a qualche “sforbiciatina”, ma deve intervenire drasticamente alla radice, subito, ora, se vuole evitare la “rivoluzione di ottobre”.

Per non creare equivoci dico subito che non abbiamo il miglior governo possibile. Se si dice che il governo potrebbe e dovrebbe fare molto di più, siamo tutti d’accordo. Ma se si tratta di far credere che i partiti d’opposizione e le parti sociali, sarebbero in grado di far prima e meglio del governo attuale, allora e’ una presa in giro bella e buona. Le parti politiche e sociali, in una democrazia compiuta, rappresentano interessi in contrasto fra di loro, quindi è innaturale che si ritrovino unite nel trovare provvedimenti adatti a tutti. E’ impossibile.  Quel che possono e devono fare assieme, e’ perseguire “l’interesse generale”, come far funzionare il sistema politico, mentre il nostro rimane ancorato nel passato e risponde ai bisogni di un’Italia che non c’è più.

Le opposizioni e le parti sociali pensano ancora di vivere in un mondo scomparso da tempo. Allora, non è credibile che i sindacati fossero divisi su tutto fino a ieri, compresi i contratti aziendali, e che ora si ritrovino uniti nella necessità di maggiore flessibilità e produttività. Non è credibile che partiti fino a ieri favorevoli ad una maggiore spesa pubblica oggi siano i paladini della sua riduzione. E’ tutta una manfrina, sono soltanto chiacchiere. C’e’ il dovere bipartisan di tagliare le spese, di combattere l’evasione fiscale, di diminuire i “parassiti” che vivono con la politica, ma non appena si tenta di procedere ad uno qualunque di questi tagli, ormai improrogabili, apriti cielo! S’intacca gli interessi di qualcuno.

Sono state effettuate miniriforme, come quelle del ministro Brunetta, per combattere l’assenteismo. La riforma per far aumentare la produttività nell’amministrazione pubblica e’ stata osteggiata “ferocemente” e continua ad esserlo. Potrebbe anche essere accettato di non punire i “fannulloni”, ma sarebbe doveroso premiare chi lavora molto. Non si può fare! Altrimenti i soliti giornali “strillerebbero” che sono insopportabili ed inammissibili le “discriminazioni fra i lavoratori”. Non c’è rimedio per l’Italia. Nulla si vuole che cambi e questo non dipende dal governo. Se il governo facesse uno dei “tagli” necessari, dovrebbe ritirare il provvedimento “sommerso” da una montagna di critiche da perdere con certezza le prossime elezioni.

Nella Costituzione c’e’ la norma (art.75) che vieta il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, ma e’ resa inutile  visto che i governi sono schiavi dell’opinione pubblica, dei sondaggi e dei giornali: la demagogia vince sulla Costituzione. L’Italia è una malata che rifiuta le cure, ma nel frattempo chiede che la politica rilanci l’economia, riduca il debito pubblico e renda il Paese prospero: tutti felici e ricchi! Insomma: vuole che il governo faccia “volare gli asini”. Se poi, alla fine, tutto andrà in malora, allora non c’e’ proverbio piu’ azzeccato di quello che dice: “chi e’ causa del suo mal, pianga se stesso”. La realtà e’ che l’Italia non ha mai avuto governi buoni o cattivi: sono stati tutti inesistenti. E se questo non bastasse, e’ come si fossero sempre trovati nella situazione di un equilibrista che, camminando su una corda sospesa nel vuoto, diventa un bersaglio da tiro a segno e tutti gli tirano addosso di tutto e di piu’.

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