Governo, Berlusconi: Sono qui, non lascio, opposizione inesistente

"Sono qui per chiedere il rinnovo della fiducia al governo che ho l’onore di presiedere". Silvio Berlusconi con queste parole comincia il suo intervento alla Camera. "Il governo chiede la fiducia al Parlamento perche’ profondamente consapevole dei rischi che corre il Paese", aggiunge il presidente del Consiglio. E avverte: se non ci sarà fiducia, si andrà a elezioni anticipate: "Quando il governo perde la fiducia della sua maggioranza, la parola deve tornare agli elettori".

"Io sono qui, con la mia maggioranza coesa, a testimoniare che l’Italia ce la puo’ fare e ce la fara’ battendo la strategia del pessimismo e degli sfascisti". "Il Governo andrà avanti, non ci sono alternativi credibili a questo esecutivo".

"Mi domando: c’e’ in questo Parlamento qualche persona di buon senso che puo’ davvero credere che un governo tecnico avrebbe piu’ forza di un governo legittimato democraticamente come questo davanti alle decisioni anche impopolari che la crisi impone?". Berlusconi dice di voler "sconfiggere la strategia della paralisi e del pessimismo" e il decreto sviluppo che sta preparando il governo sara’ "un mattone del muro contro la sfiducia". Il pareggio bilancio "ci sara’", assicura. E’ "un traguardo inimmaginabile fino poco tempo fa che e’ giusto diventi un impegno vincolante inserito nella Costituzione".

"Le opposizioni esercitano il loro legittimo diritto-dovere di critica, a volte anche aspro, ma sono frastagliate e divise, oggi sono addirittura sparite", ironizza il premier, facendo riferimento all’assenza delle opposizioni in Aula. Berlusconi sottolinea: le opposizioni partecipano a una "campagna demolitoria" alimentata dal circo mediatico-giudiziario ma "non hanno un esecutivo di ricambio né un programma definito". E ancora: "Chi nell’opposizione vuole continuare a erigere patiboli di carta, chi ama sfregiare il proprio Paese, chi vuole gridare piu’ forte e lapidare ogni giorno un nuovo capro espiatorio sappia che ci trovera’ come ostacoli insormontabili sulla sua strada". "Chi invece vuole fare proposte concrete e discutere, e intanto prepararsi alle elezioni del 2013 nel confronto dialettico sara’ anche un interlocutore valido".

Da parte nostra, chiarisce il Cavaliere, "continueremo a lavorare nell’interesse delle famiglie e delle imprese per il bene dell’Italia anche se contro di noi e’ stata montata una campagna di inusitata violenza da una opposizione unita solo dall’antiberlusconismo". Le opposizioni? Farebbero solo male all’Italia: "Basti pensare che il loro primo atto di governo sarebbe quello di respingere al mittente la lettera della Bce".
 
La bocciatura del Rendiconto? "Un incidente parlamentare", non ci sono alternative credibili a questo Governo e le elezioni anticipate non sono la soluzione ai problemi del Paese.
 
Napolitano? La sua vigilanza istituzionale è "impeccabile. Il premier non ha dubbi: il Colle "sorveglia sul regolare svolgimento delle istituzioni e stimola i soggetti della politica senza fare politica".

Il Governo utilizzerà nel migliore dei modi il tempo che manca allo scadere naturale della legislatura, "per completare il risanamento del Paese, per avviare una fase strutturale di crescita e per completare il nostro programma di riforme, necessarie e indispensabili per la modernizzazione del Paese". Tra le riforme da attuare, il premier indica "la riforma dell’architettura istituzionale dello Stato, indispensabile per consentire a chi governa di agire con la rapidita’ e l’efficenza imposta dai tempi e per dare voce ai territori attraverso un’adeguata rappresentanza nel Senato federale". Quindi, la "riforma del fisco per ridurre il carico il tributario sui soliti noti e portare gli evasori nell’area dei comportamenti visrtuosi". Infine "la riforma della giustizia per realizzare una giustizia giusta al servizio del cittadino e porre fine a un uso politicizzato che da troppo tempo ne viene fatto".  

Berlusconi rivendica come il "debito enorme" dell’Italia sia stato "reso sostenibile grazie all’azione di questo governo, che ha garantito un deficit inferiore ai nostri partner, un avanzo primario da primi delle classe" e grazie anche al "nostro sistema produttivo gravato sì da rendite corporative e dalla fragilità dovuta ad anni di scarsa crescita, ma che resta un settore vitale, esportatore, ricco e vivo".

Restano i problemi: "I mancati investimenti nel Sud; un’economia sommersa che si può fare emergere virtuosamente solo attraverso la riforma fiscale e la contestuale lotta all’evasione; una pubblica amministrazione pletorica e inefficiente; i tempi inaccettabili della giustizia civile e non parlo della giustizia penale per amor di patria; il gap infrastrutturale; le relazioni sindacali". Ma questi "cambiamenti da tutti auspicati possono derivare solo da uno sforzo corale della comunità nazionale e da una grande battaglia politica, civile e culturale".

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