Gli spagnoli all’estero chiedono di votare come italiani e francesi

Si battono inoltre contro il “voto richiesto”, quella che da noi è un po’ l’inversione dell’opzione, con il registro degli elettori

Garantiscono fino a sette miliardi di euro di entrate nelle casse pubbliche, sono circa due milioni e sono in continuo aumento. Ma a Madrid, denunciano i cittadini spagnoli all’estero, la loro opinione conta sempre meno. La speranza, spiega a “El Pais” il presidente del Consiglio generale della cittadinanza spagnola all’estero Eduardo Dizy, e’ che la madre patria possa varare una legge che permetta loro di scegliere i propri rappresentanti tra i compagni di emigrazione. Dunque avere circoscrizioni all’estero, come in Francia e in Italia, ricorda il quotidiano.

La commissione, organo consultivo del governo, si batte anche contro una riforma della legge elettorale del 2011, quella che ha introdotto il cosiddetto “voto richiesto”: chi vive all’estero puo’ andare alle urne solo se ne fa domanda (è un po’ il meccanismo conosciuto da noi come inversione dell’opzione, che prevedere un registro degli elettori, ndr). Risultato, nel 2008 la percentuale di schede consegnate era del 31,88 per cento dell’elettorato, nel 2016 si e’ scesi al 6,30 per cento.

Denunciando il fatto che continuano a pagare le tasse, gli spagnoli oltreconfine chiedono anche una revisione della attuale legge sulla nazionalita’, che penalizza i figli e nipoti di migranti non abbastanza pronti a esaurire le pratiche richieste entro i tempi previsti.

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