‘Gli sfiorati’ di Matteo Rovere arriva nei cinema

Arriva nelle sale Gli sfiorati di Matteo Rovere, tratto dall’omonimo romanzo di Sandro Veronesi, un interessante ritratto di una famiglia molto disfunzionale. A tratti anche dirompente e basato sull’ambiguo rapporto tra due fratellastri (per parte di padre), Mete (Andrea Bosca) e Belinda (Miriam Giovannelli).

Il film parla dei giovanissimi eroi di una generazione che cerca di vivere ogni cosa, di afferrare tutto quello che scorre intorno: lo sperpero, il caos allo stato fluido, le rincorse metropolitane, il televisore perennemente acceso che lancia i suoi riflessi azzurri in stanze piene di fumo.

"Non avevo la volonta’ di travolgere un sistema familiare – dice il regista – ma ho trovato un cuore pulsante nel romanzo e ho voluto rispettare il suo spirito senza seguirlo pedissequamente.
 

Contiene una bella contaminazione di generi, e mi piaceva il tono leggero e ironico in cui veniva affrontato il tema, senza superficialita’". Il film, in uscita il 2 marzo in almeno 80 copie, racconta di un giovane ragazzo agiato (Bosca), un grafologo, alle prese con un padre particolarissimo e un po’ trash (Massimo Popolizio, qui straordinario ex calciatore e tattico da tv private) e una sorella troppo bella per essere vera. Ha amici in carriera- Claudio Santamaria e’ il suo socio (ed e’ ossessionato da chi ha diversi stili di scrittura nella stessa frase, gli sfiorati appunto), Michele Riondino un vacuo agente immobiliare- e un’inquietudine costante. "Rispetto a Caos Calmo – racconta il cosceneggiatore Francesco Piccolo- mi sono sentito liberato, rispettando meno il romanzo, prendendo tutto e rimescolando, a partire dall’attualizzazione del romanzo, passato al giorno d’oggi mentre sulle pagine scritte era ambientato negli anni ’80". Interviene anche il produttore Domenico Procacci che, nonostante i temi forti (tra cui un possibile incesto) definisce questo come "uno dei film non difficili della Fandango. Laura Paolucci mi propone il romanzo da moltissimi anni e il progetto ha preso corpo qualche anno fa, quando c’era il momento in cui la commedia giovane funzionava e pensammo di fare un film per quel pubblico, raccontando quella generazione e l’idea di proporlo a Matteo e’ venuta proprio perche’ vicino a quell’eta’.
 

Il film e’ prodotto con Raicinema e ha un budget sotto i 3 milioni". A proposito del cast Rovere dice che la "scelta di ogni attore ha una storia a se’ e la presenza di tutti questi personaggi a tutto tondo e con un carattere per tutti leggero e divertente da costruire rende molto motivante il lavoro. Penso al personaggio di Asia che ci ha messo anche del suo, una donna in carriera che ha le sue crisi e le sue insicurezze".

Parla proprio l’attrice, finalmente piu’ utilizzata dal cinema italiano che fino a qualche anno fa tendeva a snobbarla. "C’e’ stato un enorme lavoro prima, Matteo e’ molto esigente e mi ha fatto sentire di non essere capace, nelle prove e’ stato difficile, abbiamo dovuto trovare la voce e un personaggio cosi’ diverso da me. Io ne conosco di queste pr romane come la mia Beatrice Plana, ne esistono diverse a Roma, che parlano tanto di se’ e pensano che questo le fara’ amare, ma non e’ cosi’. Ma alla fine anche lei trovera’ una sua dimensione". Bosca, a cui tocca il personaggio piu’ bello e difficile, Mete, sottolinea che "la sfida era emotiva, perche’ dovevamo andare in un posto in cui tutti vorremmo andare ma che nessuno confessa. Bisognava raccontare un universo sconosciuto e lo abbiamo fatto tutti insieme con Matteo che ci ha dato delle direttive e dovevamo dare ordine a questo caos e in tutto questo trovare una leggerezza che per fortuna abbiamo trovato. Il mio personaggio sembra tanto timido e in gamba, ma poi alla fine ha i suoi difetti e le sue ombre e questo e’ molto interessante". Nel film un’altra protagonista e’ di sicuro la citta’ di Roma. "Il discorso su Roma- continua il regista- e’ centrale. Roma e’ una citta’ sbilenca, sfiorata in qualche modo, e la storia poteva essere raccontata solo nel centro storico, i personaggi fanno una guerra per costruirsi un loro luogo senza poterlo mai possedere. Lo sguardo su Roma per me che ci sono cresciuto era fondamentale". Si chiude pensando come questi Sfiorati, sembrino i precari di questi tempi, generazioni con pochissimi punti di riferimento. "Viviamo in una societa’ complicata da affrontare- dice Rovere- e c’e’ un continuo difendersi e una continua ricerca di strumenti di difesa, almeno fino a quando a un certo punto non decidono di farsi travolgere dagli eventi, decidendo poi se la cosa sia un bene o un male". E la Argento sottolinea che "negli anni 80 i ragazzi erano piu’ liquidi, oggi ci sono porte chiuse e non c’e’ spazio per sognare.Anche e soprattutto per la mancanza di liquidi".

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