Gli eletti all’estero del Pd, “dl Salvini tenta di fare dell’Italia uno Stato gendarme”

“La figura del migrante è assimilata a quella di un potenziale terrorista, facendo lievitare rancore e risentimento”, “un rimedio peggiore del presunto male”

“Il Consiglio dei Ministri, all’unanimità, ha approvato il Decreto Salvini sui migranti, o meglio ciò che ne è rimasto dopo le numerose osservazioni di incostituzionalità da più parti avanzate. Con questo atto, il Governo giallo-verde si omologa senza eccezioni su posizioni di chiusura verso i migranti e di isolamento nel contesto mediterraneo”. Lo dichiarano in una nota congiunta gli eletti all’estero del Pd, Garavini, Giacobbe, Carè, La Marca, Schirò, Ungaro.

“Le lesioni di principio e giuridiche che con esso si compiono sono numerose e gravi – proseguono i dem -. Si adotta uno strumento di necessità e d’urgenza, quale il decreto, mentre i flussi in ingresso sono in flessione da oltre un anno, evitando in tal modo un ampio confronto parlamentare. Si restringono i casi di richiesta di asilo escludendo chi ha avuto una condanna in primo grado, quindi ancora dotato di presunzione di innocenza in base al nostro ordinamento. Si estende la detenzione amministrativa da tre a sei mesi per i destinati al rimpatrio, con immaginabile crescita di tensioni e spinta verso la clandestinità. Si riduce la cittadinanza a una specie di premio di buona condotta, da revocare in caso di prima condanna. Soprattutto, si elimina di fatto la protezione umanitaria facendo ingrossare smisuratamente marginalità e clandestinità, visto che finora quasi nessun paese di origine si è dichiarato disponibile a riprendersi chi è andato via. Si depotenziano gli SPRAR che, alla prova dei fatti, si sono dimostrati uno strumento di minimo impatto sociale e territoriale e di buona capacità di integrazione.

La figura del migrante è assimilata a quella di un potenziale terrorista, facendo lievitare rancore e risentimento, quegli stessi sentimenti che nelle banlieue di alcuni paesi europei hanno fatto da reale brodo di coltura del terrorismo negli ultimi anni”.

“Un rimedio, insomma, peggiore del presunto male – concludono Garavini e compagni – che non ridimensionerà in modo sostanziale la presenza dei migranti nella nostra realtà, ci mette dalla parte dei paesi gendarmi e antagonisti, intacca principi giuridici ed etici essenziali della nostra convivenza democratica. Su questo atto, dunque, quando arriverà in Parlamento, rivendicheremo i principi di umanità, solidarietà e legalità che sono alla base di ogni migrazione”.