Giuseppe Conte, gli italiani all’estero e il voto del MAIE

“Ascolteremo le legittime istanze che verranno dai parlamentari eletti all’estero”, ha detto nel suo discorso al Senato. “Abbiamo già iniziato a meditare sulle criticità del sistema di voto all’estero e sulla necessità di introdurre misure adeguate a prevenire il rischio che alle votazioni si accompagnino brogli”. Appoggio del MAIE al nuovo governo

Brevi, concisi e poco impegnativi i riferimenti agli italiani all’estero nella relazione del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte al Senato, per chiedere il voto di fiducia al governo M5s-Lega.

Per l’esattezza tre sono stati i passaggi durante i quali Conte, avvocato alla sua prima esperienza politica, ha parlato di italiani fuori d’Italia.

“Vogliamo dare voce ai tanti giovani che non trovano lavoro: a quelli che sono costretti a trasferirsi all’estero e a quelli che rimangono qui inattivi, che si rinchiudono in se stessi e si avviliscono. In un caso come nell’altro finiamo per dissipare preziose risorse del nostro Paese”. Con questo primo riferimento, parlava di lavoro per i giovani.

Poi, parlando dei ricercatori e degli scienziati che fanno onore all’Italia, ha detto che scuole e università italiane sanno formarli, ma poi non possono trattenerli e quindi sono costretti ad andare all’estero per proseguire le loro carriere, conquistando anche spazi di rilievo e di prestigio.

CONTE, IL PRIMO PREMIER CHE PARLA DI ITALIANI NEL MONDO [VIDEO]

Il terzo riferimento, questo sì esplicito, lo ha fatto quasi alla fine del suo intervento a Palazzo Madama, con un paragrafo dedicato al “sistema di voto all’estero e la salvaguardia delle Regioni ad autonomia speciale”.

Un Governo pieno di speranza, anche per gli italiani all’estero

“Il Governo – ha detto Conte – presterà la dovuta attenzione anche alle legittime istanze che verranno dai Parlamentari eletti all’estero. Abbiamo già iniziato a meditare sulle criticità del sistema di voto all’estero e sulla necessità di introdurre misure adeguate a prevenire il rischio che alle votazioni si accompagnino brogli”.

I riferimenti evidentemente sono molto limitati, ma non è che i precedenti governi dedicassero molta più attenzione agli italiani all’estero nelle loro relazioni di presentazione davanti alle Camere per chiedere la fiducia.

E in definitiva, le azioni dei governi non vanno giudicate tanto dai riferimenti nei discorsi programmatici, ma sulle azioni concrete che, naturalmente, si vedranno col passare dei giorni e dei mesi.

Evidentemente i primi due riferimenti non sono per noi, comunità italiane all’estero. Nel terzo, quello esplicito, ci sono due affermazioni, una di carattere più generale, la seconda specificamente riferita alla legge sul voto all’estero. Legge che M5s e Lega hanno sempre contestato.

Laddove il premier Conte ha detto che “il Governo presterà la dovuta attenzione anche alle legittime istanze che verranno dai Parlamentari eletti all’estero”, sembra un omaggio al voto annunciato in sostegno al nuovo governo da parte dei due senatori eletti nell’America Meridionale, Ricardo Merlo e Adriano Cario, parlamentari della componente MAIE del gruppo Misto di Palazzo Madama.

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Il Governo – ha detto Conte – “presterà la dovuta attenzione anche alle legittime istanze che verranno dai Parlamentari eletti all’estero”.

Merlo e Cario avevano annunciato il loro appoggio a Conte, quando l’avvocato, incaricato dal Presidente della Repubblica su indicazione di Salvini e Di Maio, aveva fatto il suo giro di consultazioni per formare il nuovo governo [GUARDA IL VIDEO]. (…)

Il voto di Merlo e Cario nel nuovo governo avrà un peso importante. Infatti, il Movimento 5 Stelle ha 109 senatori, 58 ne ha la Lega, quindi 167, cioè sei in più dei necessari, ma per mettere al sicuro la propria maggioranza al Senato, i quattro voti che arriveranno dal gruppo misto – due da altrettanti ex cinquestelle e i due di Merlo e Cario – potrebbero rivelarsi in certi momenti, preziosi.

C’è da ricordare che sia la Lega che i Cinquestelle tradizionalmente si sono pronunciati contro il voto all’estero, anche se nelle ultime elezioni hanno conquistato all’estero tre seggi a Montecitorio, due la Lega e uno i pentastellati.

Quando dopo le elezioni e la prima fase di incertezza avviarono le trattative per formare governo, M5s e Lega stilarono varie versioni del loro contratto. Nelle prime versioni, non c’era neanche il minimo riferimento agli italiani all’estero, ma nell’ultima versione, è stato aggiunto al punto 10 quello che può essere considerato il programma del nuovo governo per l’altra Italia.

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Niente di spettacolare, ma una minima enunciazione generica. Sufficiente però per entusiasmare il senatore Ricardo Merlo al punto di assicurare che avrebbe appoggiato il nuovo governo sottolineando che da quando è al Parlamento è la prima volta che le istanze degli italiani all’estero sono iscritte nel programma di governo.

Il Sen. Ricardo Merlo stringe la mano al premier incaricato Giuseppe Conte

C’è da augurarsi che alle parole seguano i fatti concreti. Il nuovo governo è costituito da due gruppi politici e da un Consiglio dei ministri con poca o nessuna esperienza di governo. Si vedrà se si adatteranno alle regole della politica che abbiamo conosciuto fino ad oggi o se percorreranno nuove strade. Come dicono i gauchos, “en la cancha se ven los pingos”. O come abbiamo scritto altre volte, se sono rose fioriranno.