Giovani e lavoro, Alfano ha ragione – di Antonio Gabriele Fucilone

Ieri, nella trasmissione condotta da Bruno Vespa "Porta a Porta", il segretario del Popolo della Libertà, onorevole Angelino Alfano, ha detto delle cose interessanti e condivisibili. Ha affermato che il mondo del lavoro e l’imprenditoria sono rimasti indietro di trent’anni e che molti imprenditori italiani delocalizzano le loro aziende e vanno ad operare all’estero perché qui in Italia c’è una burocrazia pesante ed il lavoro costa di più. L’onorevole Alfano ha pienamente ragione.

Noi siamo rimasti indietro di trent’anni. Mentre il resto del mondo cambiava, qui in Italia non si riusciva a fare nessuna riforma utile. Questo avvenne perché il sistema italiano era malato. La politica ristagnava perché si fondava su un sistema di consociativismo, un "grande compromesso", tra certe forze cattoliche e quelle della sinistra comunista. Queste forze erano un po’ come i "due ladri che di giorno litigavano e di notte si spartivano la refurtiva". Questo sistema faceva comodo a chi sosteneva questo "asse". Per questo, si pensò a mantenere lo status quo, status quo di cui beneficiarono in pochi. Tra questi pochi, cito, ad esempio, i sindacati che ebbero un forte potere di ricatto. Infatti, ogni volta che la classe politica faceva una proposta di riforma, i sindacati protestavano e facevano scioperi. Anche le cooperative ebbero (ed hanno tuttora) dei benefici, come alcuni vantaggi fiscali, a scapito delle aziende private. Oggi, noi paghiamo il prezzo di tutto ciò.

Questo prezzo è pagato da noi giovani che, ad esempio, non riusciamo a trovare lavoro (ed io ne so qualcosa, poiché sono disoccupato) e lo paga anche l’imprenditoria italiana. Noi italiani abbiamo passione, cultura e creatività. Il prodotto "Made in Italy" è apprezzato in ogni parte del mondo. Se, però, le aziende italiane continuano a produrre in Romania o in Bulgaria (piuttosto che in Cina) non si può più parlare di "Made in Italy". Questo toglie anche posti di lavoro a noi giovani. Bisogna fare delle riforme serie che abbattano il costo del lavoro e che favoriscano la produzione delle aziende italiane qui in Italia. Anzi, bisogna favorire anche la nascita di nuove aziende, incominciando a tagliare la burocrazia. In questo, il federalismo può fare la sua parte, riducendo la burocrazia. Bisogna favorire la libertà d’impresa. Steve Jobs divenne quello che divenne incominciando a lavorare in un garage. Se Jobs fosse stato italiano e se il garage fosse stato qui in Italia, la Guardia di Finanza sarebbe venuta a sanzionarlo e l’avrebbe trattato da criminale. La "Apple" non sarebbe mai esistita. Inoltre, credete anche che Gordon Ramsay sarebbe diventato il noto chef che è, se fosse stato italiano e se avesse vissuto qui in Italia? Sicuramente, se avesse tentato di aprire il suo primo ristorante qui in Italia, Ramsay si sarebbe trovato con un mare di carte bollate e pratiche da sbrigare. Questo è un sistema che scoraggia noi giovani dal fare ogni cosa. Per questo, molti talenti italiani lasciano il nostro Paese e portano l’eccellenza all’estero.

Bisogna portare il nostro Paese al XXI secolo, altrimenti rischiamo di avere tanti disoccupati e dissipare il nostro patrimonio culturale e di talenti. Purtroppo, non mi sembra che la manovra del governo Monti vada in questa direzione.

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