Giornali italiani nel mondo, Narducci (Pd): Ruolo insostituibile della stampa italiana all’estero

Oggi, 9 luglio 2012, l’on. Franco Narducci è intervenuto nell’Aula di Montecitorio nel dibattito generale sul decreto concernente i contributi all’editoria. In particolare Narducci ha sottolineando il fatto che finalmente il decreto in questione ha ripristinato i fondi per l’editoria italiana per le comunità all’estero giudicando positivamente il “ruolo insostituibile della stampa italiana all’estero per la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo oltre che come elemento qualificante capace di costruire processi di riconoscimenti identitari delle nostre comunità emigrate”. Citando Lorenzo Prencipe, Narducci ha detto che “La stampa migrante accompagna da sempre la storia dell’emigrazione in tutti i temi che vi sono collegati in un processo di evoluzione culturale e di mediazione tra le culture in grado di garantire sia i legami con la madrepatria attraverso la lingua e l’informazione sia l’inserimento nella cultura di accoglienza; infatti, la stampa è un aiuto ad una integrazione positiva dei connazionali nei Paesi di residenza”.

Secondo il parlamentare eletto all’estero “una comunità si ritrova spesso attorno ad un giornale, e lo vediamo con le testate regionali dedicate all’emigrazione pubblicate in Italia ma inviate ai circoli all’estero, che avrebbero bisogno di particolari attenzioni atte a sostenere le spese di invio all’estero. I periodici per gli italiani all’estero – per Franco Narducci – sono strumento di identificazione: essi ricreano, attraverso la parola scritta, il senso della comunità di origine ottemperando anche a quel diritto alla diversità linguistica in base alla propria appartenenza come richiamato dalla Dichiarazione di Barcellona”. “La stampa che arriva dall’Italia per la comunità italiana –  incalza Narducci – crea vicinanza, crea interessi comuni, crea discussione, dibattito tanto che la stampa di emigrazione è ormai diventata stampa di comunità. Senza questo mezzo, il senso di appartenere ancora a qualcosa che si chiama “Sistema Italia” sarebbe di gran lunga più affievolito e credo che questo, in un contesto in cui i processi globali ci chiedono sempre una maggiore capacità di fare rete, non ce lo possiamo permettere”.

“Tuttavia – ha precisato il parlamentare – non si può tralasciare che è necessaria una riforma dell’editoria italiana all’estero per cui la legge 416, che all’epoca era una buona legge, ha bisogno, per l’evoluzione dei contesti, di essere adeguata ai tempi superando le attuali manchevolezze e tenendo presente la peculiarità di una stampa diversa da quella interna al nostro Paese e che è fatta di piccole realtà e di piccoli editori. Una realtà che ha bisogno di maggiore autonomia pur definendo criteri più rigorosi e di effettiva distribuzione o diffusione, con criteri innovativi per l’editoria online, presso le comunità italiane all’estero. In questo senso l’introduzione di un criterio di presenza temporale sul mercato rappresenta una selezione positiva e premiale per quegli operatori che sono da sempre al servizio dell’informazione per gli italiani nel mondo. Ma non è sufficiente, infatti ritengo che la Commissione di cui al comma 4 dell’art. 1bis ha bisogno di rivedere i criteri di ammissibilità ai finanziamenti tenuto conto degli scenari che cambiano proprio in funzione della necessità di una migliore promozione dell’italianità e del sistema Italia; pertanto accanto al carattere identitario  delle testate bisogna tener conto della capacità di veicolare la cultura italiana nel contesto locale prevedendo anche l’uso della lingua del posto, accanto all’italiano, per meglio proiettare l’Italia fuori dai confini nazionali”. “Oggi – ha concluso Narducci – si assiste ad una ripresa del fenomeno migratorio ed è necessario che l’informazione ne tenga conto continuando a mantenere anche con i nuovi emigrati legami che producono cultura, quella che fa dell’Italia un Paese speciale sul piano internazionale nonostante la scarsità di mezzi e di adeguate politiche pubbliche. Attraverso una informazione che tenga conto di quella grande realtà rappresentata dall’Italia che vive fuori dal nostro territorio geografico, attraverso un dialogo in grado di alimentare la cultura dell’appartenenza alla nostra tradizione, attraverso la partecipazione alle vicende che riguardano lo sviluppo del nostro Paese, credo si possano alimentare anche benefici civili ed economici, oltre che morali, per il nostro Paese contribuendo a fare degli italiani all’estero gli attori di quel processo di modernizzazione di cui abbiamo forte bisogno”.

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