Giornali italiani all’estero, milioni di euro di contributi ma America Oggi è a rischio chiusura

America Oggi, quotidiano italiano edito negli Usa, è a rischio chiusura. Da ieri, domenica 19 aprile, i giornalisti della testata sono posti tutti in cassa integrazione, anticamera del licenziamento. In una nota il redattore Riccardo Chioni spiega: “Ricevuti i contributi dal governo lunedì 13 aprile, il giorno successivo ci hanno comunicato che non ci sono più soldi e quindi non sono in grado di garantire gli stipendi".

In una nota di redazione si legge anche che per venire incontro alla proprietà, già dal settembre 2014, dunque da sette mesi, parte dei dipendenti di America Oggi, tra giornalisti e amministrativi, ha scelto di lavorare "senza percepire stipendio" e ciò "per aiutare l’azienda in serie difficoltà economiche a continuare ad uscire regolarmente tutti i giorni". In tutti questi mesi, dunque, "il giornale è uscito grazie allo sforzo di una redazione ristrettissima, impegnata anche 7 giorni su 7".

"All’arrivo dei fondi per l’editoria", si legge nella nota, "lunedì la proprietà ha iniziato a pagare i dipendenti degli stipendi pregressi, ma nello stesso tempo ha annunciato di non poterli più mantenere al lavoro. Risultato: i dipendenti in disoccupazione dal mese di ottobre non potranno più essere reintegrati, come invece era stato prospettato, e quelli rimasti andranno in disoccupazione a partire da domenica prossima 19 aprile. Lo stesso trattamento viene applicato anche alla parte amministrativa del giornale".

La nota di redazione spiega che "all’azzeramento totale dei giornalisti in redazione il giornale è giunto progressivamente, a partire dal 2008, anno in cui i dipendenti hanno cominciato a subire le prime riduzioni di giornate lavorative". E denunciano: "America Oggi da domenica prossima si aggiudicherà il primato di essere l’unico quotidiano ad essere confezionato senza neppure un giornalista in redazione".

"Purtroppo la legislazione in materia di lavoro negli Usa non difende il dipendente, ma", ricorda la nota di redazione, "America Oggi è in parte sovvenzionato con i contributi del governo italiano (presidenza del Consiglio) e dovrebbe almeno rispondere moralmente ai contribuenti italiani sulla gestione di quanto riceve e il trattamento riservato ai giornalisti e amministrativi che adesso si trovano senza lavoro e dovranno ricorrere all’assistenza di disoccupazione, senza la garanzia di essere reintegrati al termine dei sei mesi di unemploiment (cassa integrazione, ndr".

"La proprietà di America Oggi si trova in condizioni economiche disastrose a causa di investimenti azzardati che sono proseguiti per anni ed hanno portato al collasso", denuncia la nota di redazione. "Tre giornalisti sono già in disoccupazione, altri tre si aggiungono da domenica. La preoccupazione dei giornalisti", conclude la nota, "è che il giornale subisca un danno irreparabile di immagine e di qualità essendo l’unico quotidiano italiano pubblicato fuori dall’Italia distribuito in 8 Stati dell’Unione nella East Coast da 28 anni".

IL COMMENTO La notizia che riguarda America Oggi viene rilanciata anche da Gente d’Italia, il quotidiano delle Americhe di Mimmo Porpiglia, edito in Uruguay. Ma Gente d’Italia aggiunge un proprio commento: “Assurdo. Inconcepibile. America Oggi é stato per anni, insieme con il Corriere Canadese, la punta di diamante dei quotidiani italiani all’estero. Nato sulle ceneri de Il Progresso di Fortun Pope quel pool di giornalisti aveva cominciato a conquistare copie su copie. Facendo anche ottima informazione ‘di ritorno’. Su tutti Massimo Jaus, il vicedirettore operativo, la vera mente del giornale, che qualche anno fa non essendo d’accordo con l’amministrazione del giornale e sugli investimenti andò via sbattendo la porta. Erano tempi di vacche grasse (ogni anno circa 4 milioni di euro di contributi, più circa un milione di euro per la stampa in panino di Repubblica) e qualcuno ha cominciato a fare investimenti ‘azzardati’, dall’acquisto della tipografia (e sembra ci siano ancora tantissime ed esose rate ancora da pagare) a nuova sede, bonus sostanziosi ai proprietari della testata, numerose nuove assunzioni anche in amministrazione. Insomma correva il dollaro facile (parliamo di oltre 500mila dollari al mese)”.

Ed ecco le giuste richieste dei giornalisti: “come sono stati spesi i milioni di euro percepiti come contributi dello stato italiano? Come é possibile – si chiede ancora Gente d’Italia – che non siano stati pagati gli stipendi? Giustamente la nota della redazione chiede un’indagine amministrativa da parte della Presidenza del Consiglio. Perché si tratta di danaro pubblico…”.

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