Gioco d’azzardo, de Palma (MAIE): “Nuovi casinò per creare occupazione? Si può fare, ma…”

Il Governo non può limitarsi a vietare la pubblicità in televisione, questo non elimina la dipendenza alla fonte del problema. Chiudere l’azzardo all’angolo della sicurezza, impedendo all’usura, al riciclaggio, alle malattie di poter accedere in queste sale

Prevenire per non dover curare, porre un limite all’impoverimento per elidere ogni forma di illecito, gestire l’azzardo attraverso il lavoro umano più che utilizzare la tecnologia per aumentare i profitti, e ridurre i costi a discapito dell’occupazione.

Paolo Cofano, direttore della scuola professionale di croupier di Fasano (www.scuolacroupiers.com), ha preparato e inserito nel mondo dei casino all’estero centinaia di ragazzi italiani, tutti con contratto a tempo interminato, perché i croupier italiani sono sempre stati molto richiesti, professionalità, stile e precisione le loro doti innate.

Lontani e invidiabili i tempi quando il gioco d’azzardo era concesso solo a chi da esso non poteva essere del tutto impoverito, erano i primi anni dell’800, nei casinò dell’epoca grandi salotti ospitavano le migliori famiglie americane, francesi, inglesi e italiane, il gioco era considerato un momento ricreativo che infatti, a dire di molti storici del tempo, era un piacevole privilegio consentito ai ricchi. Le relazioni che si intrattenevano tra queste grosse famiglie hanno spesso portato anche a grandi affari miliardari.

Perdere grosse cifre al casinò era motivo di vanto durante le lunghe cene aristocratiche, vantarsi di aver perso l’equivalente di centinaia di migliaia di euro veniva considerato un fazzoletto nel taschino di pochi privilegiati che potevano permetterselo.

I tempi sono totalmente cambiati, il buoncostume di un tempo ha lasciato il posto all’azzardo senza controllo, infatti nei bar, nelle sale slot, dietro i telefonini e i computer, nelle sale di scommesse ippiche e sportive non ci sono le grandi famiglie di un tempo, oggi il 90% dei giocatori è disoccupato, lavora come operaio, è un piccolo imprenditore, un pensionato, o anche un giocatore che ha contanti non dichiarati.

Un tempo era impossibile impoverire chi poteva giocare, oggi è matematico, visti i limiti, il metodo, la liberalizzazione del gioco senza una diga di protezione alla fonte dei conseguenti, inevitabili, accertati, conosciuti rischi del gioco a scopo di lucro.

Si dovrà partire dalla dichiarazione dei redditi per conoscere chi può giocare e fino a quale limite, permettere il gioco solo in sale controllate e sicure con giochi per lo più gestiti da veri croupier, addetti alle slot machine, cassieri, insomma creare un indotto sicuro sotto l’aspetto sociale e capace di creare molti posti di lavoro. Il gioco al servizio del popolo e non il popolo succube del gioco, permettendo ai giocatori di decidere il limite minimo ai tavoli verdi a loro piacimento ma non potendo scommettere più di quanto non possano permettersi di perdere.

In Svizzera da anni mi occupo proprio di questo problema, come controllare il giocatore senza invadere la sua privacy e libertà, creare un sistema efficace percepito come angelo custode e non spione e carceriere.

Chiudere l’azzardo all’angolo della sicurezza, impedendo all’usura, al riciclaggio, alle malattie di poter accedere in queste sale, proteggere il giocatore dalla sua possibile rovina e destinare al divertimento sicuro gli sforzi di questo Governo, la ritengo una priorità altrettanto importante come il reddito di cittadinanza e il blocco dell’immigrazione incontrollata.

Il Governo non può limitarsi a vietare la pubblicità in televisione, questo non elimina la dipendenza alla fonte del problema, un dialogo con noi tecnici di gioco sul nostro progetto apporterebbe alla politica quell’esperienza necessaria per trovare gli strumenti giusti per combattere la ludopatia e la dipendenza cronica e porre il gioco al servizio del divertimento, dell’occupazione e dello sviluppo economico del settore commerciale e imprenditoriale.

Parliamone e facciamolo al più presto possibile, ogni giorno il Popolo soffre e si rovina mentre il monopolio fa il conto in lacrime d’oro di fiumi di denaro finiti nella cassa dell’erario.