Gioco d’azzardo, de Palma (MAIE): A capo del settore una commissione di esperti anche dall’estero

“Cambiare il sistema si può, bisogna però dare pieni poteri ad una commissione di esperti, un organo superiore alle parti e imparziale, nessun conflitto di interesse tra monopolio e giocatore”

“Prima del 1992 il gioco d’azzardo era considerato un “disvalore etico”, oggi è la terza entrata dello Stato. Tra tutti i Paesi europei il vizio compulsivo si è decuplicato in pochi anni solo in Italia, terzo Paese al mondo come volume giocato. Di certo l’argomento è così delicato e pericoloso che solo gli esperti del settore possono dare consigli adeguati, imparziali e utili a tutti, cittadini, giocatori e politici interessati.

Sull’argomento il sig. Paolo Cofano, direttore di una prestigiosa scuola per croupier – www.scuolacroupiers.com – rinomata in Italia e all’estero per il suo alto livello di preparazione dei suoi allievi, da me contattato, mi scrive: “In Italia il gioco d’azzardo è stato liberalizzato utilizzando regole arcaiche, le stesse – afferma Paolo Cofano- che permettono non solo il crescere dei casi accertati di ludopatia, ma danno ampio spazio di manovra a usurai e a chi deve riciclare denaro sporco, rendendo così vulnerabile l’intero settore”.

“Cambiare il sistema si può, bisogna però dare pieni poteri ad una commissione di esperti, un organo superiore alle parti e imparziale, nessun conflitto di interesse tra monopolio e giocatore, esperti anche provenienti dall’estero in grado di monitorare, gestire e in caso modificare i regolamenti rendendoli sempre più rivolti verso la protezione dei giocatori, non dando spazio alle mafie locali, alla “Gaming Industry”, agli usurai e alla ludopatia di diffondersi per l’assenza di controllo e sicurezza”.

Di certo una liberalizzazione prima voluta per coprire il debito pubblico e poi con il Governo Berlusconi rivolta al settore industriale e ai loro profitti manca di morale, di ragionevolezza, di esperienza e rispetto. A tale proposito il direttore Paolo Cofano ci rende attenti: “Di certo non si può vietare il gioco online, causa di moltissimi casi di ludopatia, ma sicuramente si può sempre regolamentarlo meglio, come potrebbe accadere se fosse imposta l’identificazione del soggetto che sta giocando, tutto comunque ben collegato con gli apparati dello Stato preposti al controllo della provenienza del denaro in caso di giocate sospette e all’identificazione del giocatore in caso di comprovato reato”.

Molti sono stati, in questi giorni, i politici che hanno affrontato questo argomento, ma nessuno di loro sarà in grado di trovare soluzioni adeguate senza il supporto di italiani esperti del settore provenienti anche dall’estero, dove la liberalizzazione del gioco d’azzardo ha tenuto conto non solo delle grosse prospettive di guadagno, ma soprattutto dei gravi rischi e letali conseguenze in caso il settore venisse liberalizzato e gestito con superficialità e trascuratezza. Necessario inoltre un concetto sociale studiato per gestire, aiutare e proteggere ma soprattutto informare i giocatori.

Primo passo la creazione di una commissione di esperti con pieni poteri, con comprovata esperienza nel settore, giusta mossa per mettere sotto scacco chi impoverisce ingiustamente tanti italiani con relative famiglie al seguito, normali cittadini spesso inconsapevoli rovinati senza pietà dall’avidità e dall’inganno della dea dalla benda tricolore. Siamo sicuri di averla bendata bene?

Gegè de Palma, coordinatore MAIE Ticino