Gioco d’azzardo, quasi 2milioni di italiani dipendenti dal vizio – di Claudia Crocioni

Dovremmo tutti riflettere riguardo le parole pronunciate dal presidente della Cei Cardinal Bagnasco. Questa volta non si parla né di religione né di politica, bensì di valori. Il valore è quell’ente morale che può risanare la società più di qualunque manovra finanziaria.

Si parla del gioco d’azzardo. In Italia ci sono un milione e ottocentomila giocatori. Dei quali la metà si possono ritenere malati cronici, patologici e compulsivi. Solo un anno fa sono stati “investiti” ottanta miliardi di euro, il doppio della manovra “salva Italia”, in false speranze, illusioni effimere e destinate alla smentita. Ma cos’è che ha educato l’uomo a cercare le comodità gratuite, i soldi facili, quella voglia rabbiosa di ricevere tanto, troppo in cambio di niente? Perché non siamo più in grado di “costruire” il nostro destino e vorremmo invece vederlo piovere dal cielo? Forse perché l’impegno, la buona volontà e l’onesta non sempre ripagano oggigiorno.

L’arcivescovo di Genova parla di ”storture culturali ed educative che, se non riprese e corrette con decisione e unitariamente, coltivano illusioni devastanti a cui seguono infelicità e depressione non solo dei singoli – soprattutto delle giovani generazioni – ma della società intera”. 

Il costume sociale italiano, purtroppo, è molto e troppo gestito dai media che spesso ci portano a desiderare le cose sbagliate, ci portano a prendere esempio dallo “sbagliato” e non dal “giusto”, ci portano a voler diventare qualcosa che non potremo mai essere. Ai signori dei media e a tutti i responsabili dell’allestimento e della diffusione di stereotipi sociali allettanti, vorrei ricordare l’articolo 21 della Costituzione italiana: “Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e reprimere le violazioni.”

Come direbbe il giocatore di Dostoevskij: “Dappertutto gli uomini non fanno altro che togliersi o vincersi qualcosa a vicenda” e domani, forse, domani smetteremo.

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