Gigi Proietti, tra Norma e Attila vesto la tonaca di Manfredi

‘Non posso parlare del film, pero’ che l’ho fatto lo posso di”. Ci ride su con una battuta Gigi Proietti, mentre alle sue spalle si accordano strumenti. E’ in una pausa delle prove delle due serate che il 30 luglio e il 6 agosto lo porteranno in scena alle Terme di Caracalla di Roma con un one man show fortemente voluto dal Teatro dell’Opera e tutto esaurito gia’ da settimane. Accompagnato da un’orchestra di 30 elementi, tra cavalli di battaglia e nuovi personaggi, quasi un interludio tra una Norma e l’Attila, raccontera’ la Roma antica, interpretando anche l’imperatore romano di cui le terme portano il nome. Ma un paragone ancora piu’ impegnativo lo attende in autunno in tv, quando lo vedremo nei panni che furono di un mito del cinema come Nino Manfredi nel remake di ‘In nome del Papa re’, film di Luigi Magni del ’77, vincitore di tre David di Donatello. ‘Per me e’ stato un onore recitare in quel ruolo – racconta Proietti – Ci sara’ sempre qualcuno che avra’ qualcosa da ridire. Facciano pure, purche’ non ci si sprechi in paragoni, che sarebbero inutili e non costruttivi’.

A guidare le due puntate della miniserie, coprodotta da Dauphine Film Company e Rai Fiction con il nuovo titolo ‘L’ultimo Papa re’, e’ la stessa famiglia Manfredi, con il figlio Luca dietro la macchina da presa e autore della sceneggiatura con Marina Garroni e la collaborazione di Alberto Simone. La storia, sulla quale vige l’assoluto riserbo, prosegue Proietti, ‘e’ la stessa del film, ma spalmata in un periodo piu’ lungo e con molta piu’ azione’. Liberamente ispirato a ‘I segreti del processo Monti e Tognetti’ di Gaetano Sanvittore, l’originale raccontava di come monsignor Colombo da Priverno, chiamato da una nobildonna a salvare dalla gogna il figlio rivoluzionario, scoprisse poi di esserne il padre naturale. Oggi, ricostruita la Roma papalina del 1867 tra la capitale e Belgrado, la fiction ripercorre ancora i grandi cambiamenti storici che portarono alla fine del regno pontificio e alla nascita della nazione italiana, ma e’ arricchita di ‘molte storie che si incrociano, piu’ giovani, tanti rivoluzionari e garibaldini. E’ di certo una fiction di grande impegno’. A partire dal numeroso cast che conta anche Sandra Ceccarelli, Lino Toffolo, l’attore polacco-francese Jerzy Stuhr (‘Habemus Papam’) e i giovani Domenico Diele e Laura Scarano.

Ma a quattro anni dalle ultime puntate del ‘Maresciallo Rocca’, nessuna nostalgia per un personaggio da lunga serialita’? ‘Mi piacerebbe – risponde Proietti – ma e’ molto faticoso e l’impegno e’ di almeno sei mesi. Mica lo so se posso fermarmi cosi’ a lungo’. I progetti in ballo sono infatti tanti, da ‘Una serata con Gigi Proietti’, che dopo Caracalla potrebbe avere un futuro in tourne’e (‘Se e’ andato tutto esaurito – commenta sornione – significa che il pubblico ancora gradisce’) a un nuovo impegno con il Teatro dell’Opera magari con una regia lirica fino un paio di progetti per il cinema ‘che spero non mi invecchino nel cassetto’. E ancora l’idea di trovare uno spazio invernale che prolunghi tutto l’anno l’avventura dello shakesperiano Globe Theatre con tanto di centro studi (‘quando una cosa funziona diventa tutto difficilissimo, ingenera sospetti. Accade in politica come in teatro’) e anche un Pirandello da ‘L’uomo, la bestia e la virtu’. ‘D’altronde in tanti anni non ho mai vinto un premio per la prosa – dice ancora – pero’ ho aperto tre teatri in citta”. Tra questi anche il Brancaccio, di cui e’ stato a lungo direttore artistico e che oggi, dopo l’esperienza Maurizio Costanzo e i due anni di musical, e’ tornato alla famiglia Longobardi. ‘Tornarci? Chi lo sa. Sui giornali pero’ – conclude – non ho letto nessuna nostalgia di me.

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