Gianfranco Fini si prepara a propinarci la solita fuffa – di Andrea Lorusso

Non si riesce a stare zitti, a smettere i panni del qualcuno che ha da dire ‘qualcosa di utile’. Non s’accetta mai l’idea che il consenso sia svanito o, più semplicemente, d’essere inutili. Gianfranco Fini è l’emblema di un pianeta divenuto meteora, ma che vuole ancora diventare grande.

Il pianeta è la Destra italiana, divisa, dilaniata, piena di insidie e di invidie personali, astio e rancori che minano l’unità d’intenti. Così, partendo da un convegno a Bari e poi, in un susseguirsi di interviste a tamburo, l’ex delfino d’Almirante colleziona piccole, centellinate apparizioni mediatiche, che a suo ardire, lo faranno tornare in auge.

Pagine, articoli, commenti, in questi anni, da quando cominciò la diaspora con Silvio Berlusconi, ne abbiamo letti, digeriti, e tritati. Non serve riprendere in mano l’antologia di un uomo connaturato col tradimento. Ha il seme insito nell’orgoglio di chi non accetta l’idea di portare l’acqua ad un progetto, ma dev’essere, conditio sine qua non per esistere, esso stesso un fiume in piena.

Così, forte del suo curriculum, si presenta per rifondare una nuova destra. L’ennesima, la solita fuffa.

Euro entusiasmo, pro immigrazione, pro matrimoni gay, pro austerità montiana, contro una sovranità che non va più di moda; insomma, un qualcosa che va contro tutto ciò che è di destra. E’ la solita sinistra mascherata in incognito, sotto falsa identità.

Per chi come lui ha abbracciato Le Pen (padre), difeso Benito Mussolini, stigmatizzato droghe e omosessualità, cambiare pelle, cambiare casacca, cambiare elettorato, è linfa per l’audience. Purtroppo per lui, a sostenerlo, sono rimasti sì e no i famigliari. Ricordiamo tutti il triste epilogo che fece “Futuro e Libertà”, partito nato da una costola (o meglio, un’unghia), dell’ex Popolo della Libertà. E’ uscito di scena nei peggiori dei modi, e rientra mettendo toppe più grandi del danno.

Non me ne voglia il futurista Fini, però, per chi lo ha amato nei suoi tempi migliori, quando era davvero un simulacro della storia missina, duole alla storia vederlo così mal messo. Se vuole fare ancora politica, invece che dall’Annunziata, ricominci da Predappio.

Twitter @andrewlorusso

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