GENOVA, QUANDO LA MORTE NON AVVISA

Piangiamo, oggi, i nostri morti, ma da domani ricostruiamo non solo il Ponte ma la dignità di Genova e dell’Italia tutta, oggi sotto l’attenzione di tutto il mondo

Ero a Genova il 14 agosto, quando è crollato un pezzo di cuore di noi genovesi, insieme alle vite di tante persone innocenti. Oggi è il giorno dei funerali e del dolore e vorrei parlare solo di questo. Ci sarà tempo per parlare di responsabilità.

“Come si muore? Abbiamo tutti paura di questa domanda e quindi la evitiamo. Mai forse il rapporto con la morte è stato ‘povero’, come in questi tempi di aridità spirituale, in cui gli uomini, nella fretta di esistere, sembrano volerne eludere il mistero, ignari di prosciugare così una fonte essenziale del gusto di vivere”. Inizia così la prefazione scritta da François Mitterand, malato di cancro, per il libro di una psicoterapeuta amica che lo seguì nel viaggio più impegnativo della sua vita. Il libro si chiama “La morte Amica “, è scritto da Marie de Hennezel, psicoanalista parigina, ed è una lezione di vita, un concentrato di serenità e di saggezza.

Che cosa infatti ci spaventa di più della morte? Perché la morte improvvisa è inaccettabile? Forse solo perché avviene in diretta? O perché non può morire chi è in piena salute fino a pochi istanti prima? O forse perché non è stato ancora identificato un colpevole?

Ed è proprio questa ultima considerazione quella che ci ha così colpiti di questa morte: è il fatto di non poterne avere il controllo, almeno in termini psicologici. Non poteva sembrare rischioso attraversare un ponte amico ed amato e nessuno poteva pensare che chi doveva proteggere l’incolumità pubblica non lo avrebbe fatto. Se superiamo un limite di velocità ci aspettiamo di poter ricevere una multa, ma se siamo fermi in una coda non pensiamo di poter precipitare nel vuoto: nessuno su quel viadotto poteva prevedere quello che si è verificato. Se si va in macchina, o in aereo ma anche se si attraversa una strada, qualche rischio ovviamente esiste, ed il nostro inconscio riesce, bene o male, ad elaborarlo; ma se si è fermi in una coda e si muore, allora tutti i nostri schemi mentali saltano.

Viviamo infatti in una società in cui si pensa di potere prevedere tutto: dai risultati elettorali, alla crescita del debito pubblico alla durata della nostra vita, a seconda che nel nostro sangue prevalga il colesterolo buono rispetto a quello cattivo. Ma quando accade l’imprevisto, o meglio, l’assolutamente prevedibile dai documenti che stanno emergendo, allora tutte queste nostre convinzioni vacillano e con loro anche la nostra sicurezza. Che fare, dunque? Piangiamo, oggi, i nostri morti, ma da domani ricostruiamo non solo il Ponte ma la dignità di Genova e dell’Italia tutta, oggi sotto l’attenzione di tutto il mondo.