Genocidio economico, paradosso di una crisi – di Andrea Lorusso

Continua a mietere vittime l’altalenante andamento dello spread di cui tutti si occupano a Bruxelles e che il governo italiano ignora come problema sociale. Il vero dramma della crisi economica più che finanziario è umano. Quante famiglie sul lastrico dobbiamo ancora osservare prima che lo sgretolamento sociale diventi il perno del dibattito pubblico? Disarmante è il disimpegno politico di fronte alla dilagante sofferenza di un Paese testardo e voglioso di andare avanti nonostante non vi siano più condizioni di tollerabilità.

Aldilà degli episodi limite a cui assistiamo, tra suicidi e taniche di benzina nei pressi delle sedi Equitalia, è la rassegnazione il più sottile dato evidenziato in questo occulto default degli Stati Sovrani (?).

Con il 9,3% di disoccupazione e con picchi del 31,9% tra i 15-24enni il risvolto più allarmante riguarda coloro che oramai non lo cercano nemmeno più il lavoro, sicuri di non trovarlo. Si comincia disimpegnandosi, poi crollano i mutui, la raccolta bancaria del risparmio, gli investimenti, i sogni ed i progetti che la gente decide di non tirar più fuori dai cassetti. Ed è qui il fulcro del fallimento politico-istituzionale. Una Italia distratta e stanca, abbandonata ed avvitata sui problemi, ogni tanto aizzata dal prosaico Beppe Grillo di turno che specula e cerca consenso sull’onda dell’antipolitica.

Il bene più prezioso oggi in commercio per i partiti è la disperazione, usata per aggregare nuove forme di consenso e non affrontata con il giusto peso per liberare dalla morsa dei debiti e dei fallimenti i cittadini.

C’è un totale gelo nella società odierna, sembra ritornata l’invalicabile scala sociale da cui diventa sempre più difficile venirne fuori, o comunque cambiare “gradino”. La forbice tra ricchi e poveri è divenuta pesante, netta, avida.

In questa fotografia perisce il ceto medio. Ridateci la speranza o finiremo tutti nelle macerie di un grande domani promesso e poi dimenticato.

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