Franzoni e il carcere – di Leonardo Cecca

Spesso ci si lamenta che la magistratura a volte prenda decisioni affrettate ed alquanto discutibili, ma è solo malignità ed il caso Franzoni lo dimostra. Il Tribunale di sorveglianza, organo preposto a concederle gli arresti domiciliari, ha richiesto una perizia psichiatrica nella quale viene sancito che la Franzoni soffre di un disturbo di adattamento, preoccupazione, facilità al pianto, problemi di interazione con il sistema carcerario, continua a proclamarsi innocente e ritiene ingiusta la condanna e, pertanto, sussistono le condizioni di ‘pericolosità sociale’ da affrontare con una ‘psicoterapia di supporto’.

Ad integrazione, ora viene aggiunta una valutazione sulla capacità genitoriale della Franzoni che ha altri due figli. Non poteva chiedere le due perizie contemporaneamente magari allo stesso perito? Non si sarebbe guadagnato tempo e speso meno denaro?

Orbene, premesso che poco so di alchimie giuridiche e che non sono tra coloro che si lasciano prendere da simpatie e/o pietismi, ritengo che nella "patria del diritto" per mettere in galera una persona sia necessario avere delle prove serie, vere e non delle supposizioni, altrimenti si rischia di giungere alla barbara conclusione che l’imputata è stata condannata solo perchè altri non potevano uccidere il piccolo Samuele.

Circa la perizia che stabilisce che sussistono le condizioni di "pericolosità sociale" propongo, per pura prova, di far trascorrere qualche giorno in galera al relatore della perizia e poi vedere se costui non sia soggetto a disturbi di adattamento, a crisi di pianto e non tenda a proclamarsi innocente se "colpevole" non è.

Secondo il dotto perito cosa dovrebbe fare la Franzoni, vedere il carcere come casa propria, il paradiso terrestre e passare le giornate cantando e ballando? Siamo forse tornati al periodo torbido dell’inquisizione, ove per convinzione e/o per tortura le persone inquisite dovevano proclamarsi colpevoli?

Credo che vedere qualcosa di orrendo in una madre che, piangendo, rinnega il grave misfatto che le è stato attribuito sia qualcosa di inumano e da censurare senza se e senza ma. E’ qualcosa di indecoroso e basta. A volte viene da chiedersi se sono più pericolosi coloro che vengono messi in galera, oppure quelli che ce li mettono con troppa facilità, supponenza e a volte, come dimostrato, per pura ricerca di visibilità e/o per accontentare le aspettative dei deplorevoli "colpevolisti" a prescindere.

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