Francia, Legge Hadopi: un bilancio controverso – di Andrea Verde

Fortemente voluta da Nicolas Sarkozy e dal ministro della cultura francese Frederic Mitterand, la legge n 2009-669 del 12 giugno 2009, istituì l’alta autorità per la diffusione delle opere e la protezione dei diritti su internet (Hadopi). Quest’organismo ha il potere di controllare e di punire gli internauti che scaricano illegalmente contenuti da internet. In che modo? Inizialmente sono previsti degli avvertimenti per corriere elettronico e, al terzo avviso, scattano le sanzioni; sospensione della connessione internet per un mese ed ammende fino a 3750 euro. 

Il provvedimento venne giustificato dal fatto che, in Francia, la vendita dei supporti fisici (Cd musicali e dvd ) aveva conosciuto un crollo verticale e che, prima dell’approvazione dell’Hadopi, l’offerta legale su internet rappresentava appena il 5% del totale. Il modello economico del cd e del dvd si basa sulla materialità del supporto e sulla sua unicità (un cd o un dvd possono essere utilizzati da un’utente alla volta), mentre le innovazioni tecnologiche e la numerizzazione favoriscono la diffusione e la moltiplicazione del supporto immateriale; da qui la necessità, secondo il Governo, di difendere le opere e il diritto d’autore dalla pirateria su internet.

La sinistra osteggiò questo provvedimento di legge in nome di una «licenza globale» e propose una «contribuzione creativa»; una tassa pagata da tutti gli internauti (sette euro all’anno) che desse un accesso illimitato ai contenuti su internet e compensasse gli effetti della pirateria.

Il presidente del sindacato francese dell’edizione discografica, Denis Ladegaillerie, dichiarò che, grazie a questa legge, si sarebbe potuto rilanciare il settore con effetti positivi sull’occupazione. Ma qual é il vero bilancio di questa legge a tre anni dalla sua entrata in vigore?

La presidente dell’Hadopi ha recentemente dichiarato che ha incontrato forti resistenze nel mondo politico e culturale. Jacques Attali definì questa legge «assurda e scandalosa»; gli artisti si sono uniti al coro delle critiche accusando l’autority di  tutelare soprattutto le majors. Un recente studio compiuto da un gruppo di ricercatori universitari ha dimostrato che la legge ha avuto un forte effetto dissuasivo verso gli internauti che utilizzavano il supporto P2 (peer to peer): i più abili tuttavia ripararono verso altre pratiche illegali come lo streaming  o il caricamento diretto da siti accusati di istigare alla pirateria e che fanno attualmente l’oggetto di inchieste giudiziarie (Megaupload e Megavideo in America, Allocher o Allocinema in Francia).

I detrattori della legge sostengono che nessun internauta potrà mai essere punito perché potrà sempre sostenere che il suo indirizzo IP é stato piratato e, a dimostrazione delle loro tesi, indicano che nonostante le oltre 500 mila lettere di avvertimento inviate in tre anni, nessun internauta é stato finora condannato in sede giudiziaria.

Xavier Strubel, professore di diritto ed esperto del settore delle comunicazioni, sostiene tuttavia che il diritto d’autore e la proprietà intellettuale vadano comunque tutelati perché rappresentano la fonte di reddito per gli autori e per gli artisti. Da qui il suo invito a rafforzare gli strumenti ed i campi di applicazione della legge, nonostante le proteste che si levano dall’opinione pubblica.

 

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