Francia 2012, veleni a una settimana dal voto: Gheddafi e Strauss-Kahn

Fantasmi e veleni a una settimana dal voto per l’Eliseo. Tornano ad addensarsi su Francois Hollande e soprattutto su Nicolas Sarkozy le ombre del caso Strauss-Kahn e le accuse di aver preso finanziamenti nel 2007 dal colonnello libico Muammar Gheddafi. Intanto, il leader socialista raccoglie sostegni espliciti dagli altri candidati della sinistra, mentre il presidente uscente e’ ancora a secco. L’accusa di aver ottenuto finanziamenti da Tripoli per la passata campagna elettorale – non nuova, a piu’ riprese il presidente l’ha dovuta smentire negli ultimi mesi – e’ per lo staff che sostiene Sarkozy ‘un grossolano diversivo’. Nel campo di Hollande, invece, si chiede a gran voce che il presidente, dopo le affermazione del sito Mediapart ‘si spieghi davanti ai francesi’. Il sito ha pubblicato anche una nota dei servizi libici opportunamente tradotta.

Nei due campi c’e’ chiaramente uno stato di grandissima confusione, anche perche’ il nuovo sussulto del caso Gheddafi arriva proprio insieme al riemergere del caso Strauss-Kahn. Ognuno rinvia la palla nel campo avverso, il ‘complotto’ evocato dalla raffica di affermazioni rese e attribuite all’ex direttore del Fondo monetario internazionale nelle ultime ore e’ fumoso e privo di sostanza. Sui soldi di Gheddafi, 50 milioni secondo Mediapart, sembra di essere ad una nuova puntata della storia. Per la portavoce di Sarkozy, Nathalie Kosciusko-Morizet, si tratta di affermazioni ‘ridicole’, ’50 milioni in una campagna elettorale con plafond di spesa a 22 milioni, e come se non bastasse con i conti gia’ controfirmati dal Consiglio costituzionale’.

Ma se i due fantasmi hanno agitato la giornata, i collaboratori dei due contendenti non si sono lasciati troppo distrarre, presi come sono a fare i conti dei voti al ballottaggio. Hollande fa decisamente il pieno: l’extrasinistra di Jean-Luc Melenchon (Front de gauche) ha chiesto ai suoi (11,1%) di votare in massa per il candidato socialista ‘senza chiedere nulla in cambio’, addirittura invitando a una mobilitazione – ha detto lo stesso Melenchon – ‘come se si trattasse di votare me’. Nessuna ambiguita’ neppure per Eva Joly, delusissima candidata ecologista che ormai sale sul palco accanto ad Hollande al quale garantisce il 6 maggio il suo 2,3%.

Ci sono poi gli ‘anticapitalisti’ di Philippe Poutou (1,2%), invitati a ‘cacciare Sarkozy’ senza ulteriori precisazioni, mentre Nathalie Arthaud (Lutte ouvriere) non ha dato indicazioni.
A destra, invece, le consegne di voto stanno a zero: Marine Le Pen (Fronte nazionale, 17,9%) ne parlera’ il 1 maggio alla festa non del lavoro ma di Giovanna d’Arco, secondo la tradizione dell’estrema destra. Non invitera’ a votare ne’ l’uno ne’ l’altro dei candidati, ma in cuor suo tifera’ Hollande, per rimanere unico baluardo a destra contro ‘la sinistra ultraliberale, lassista e libertaria’ e provare a smantellare l’Ump.

Piu’ contorto il discorso su Francois Bayrou, il centrista che voleva arrivare terzo ed e’ invece delusissimo quinto classificato con il 9,1% delle preferenze. Ha scritto una lettera ai due finalisti chiedendo chiarimenti sulle sue priorita’ e finora si sa che ha ricevuto due risposte. Ma sciogliera’ il dubbio soltanto la mattina del 3 maggio, all’indomani del faccia a faccia televisivo Sarkozy-Hollande. Caustica Segolene Royal, candidata socialista che nel 2007 spero’ invano in un appoggio centrista: ‘Bayrou non fara’ niente, come al solito’.

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