Francesco Guccini ‘chiude’ con la musica (VIDEO) – di Franco Esposito

Basta spartiti, basta versi, basta musica. Gli è passata la voglia e forse anche la fantasia. Francesco Guccini ripone nel cassetto spartiti e versi sparsi, idee musicali. Qui mette il punto, non scriverà più canzoni. Quarantacinque anni da poeta, scrittore, musicista, cantautore. Nel ’67 la prima canzone, allora aveva la burba scura, lunga forse un tantino più di ora, da intellettuale e rivoluzionario di sinistra. Colto lo è stato sempre, l’università alla facoltà di lingue, insegnante d’inglese fino all’85 al Dickinson College a Bologna, una costola della Pennsylvania University, e brillante cronista alla Gazzetta di Modena. Due anni di giornalismo, notevole un’intervista a Domenico Modugno.

Guccini, il grande Guccini, raffinato musicista, il rivoluzionario per alcuni versi, ha attraversato e segnato tre epoche della canzone in Italia. Un mito. "Folk Beat n°2" la prima canzone consegnata al mondo, scritta e musicata nel ’67; ora l’ultima, il passo d’addio, il testamento annunciato. "L’ultina Thule", disco di otto inediti atteso appunto otto anni. Il modenese Guccini, classe 1940, si nega al ruolo di replicante. Non ci saranno altre sue canzoni, l’annuncio del ritiro è ufficiale.

Nelle leggende antiche, Thule è un luogo oltre i confini del mondo conosciuto. "Ho sempre pensato che si sarebbe chiamato così. Solo che lo pensavo già quando facevo ‘Radici’". Uno degli innumerevoli capolavoro gucciniani.

Guccini l’innovatore, spesso accusato di fare canzoni di difficile comprensione. Un maestro autentico, preparato, completo, autore di venti album descrittivi di momenti epici. Come quelli rappresentati in Parole e musica nel ’72. "La locomotiva" e "Il vecchio e il Bambino". Canzoni, album, pieni d’ironia, disincanto e malinconia, cultura e folk. Adesso più niente. "La voglia si è esaurita, mi riesce sempre più difficile comporre, quel che dovevo dire l’ho detto".

In musica e parole, colonne sonore di fumetti, nell’"Opera buffa", che è del ’73, "Nella giungla", la canzone dedicata a Ingrid Betancourt rapita, nella produzione più recente e nella performance allo stadio Dall’Ara, il concerto per gli alluvionati della sua regione, l’amata Emilia Romagna. E le canzoni politiche, tante, belle, struggenti. Punti esclamativi: "Su in collina", "Il pagliaccio", "Quel giorno d’aprile".

Escluso che possa fare altri tour. "Smettono Quentin Tarantino e Philip Roth, ho il diritto di potermi dedicare ad altro anch’io?". Ribadisce che non vi saranno ripensamenti. Se dovesse per sbaglio tirare fuori un canzone, la darebbe a Beppe Carletti, che gliela chiede da tempo per celebrare i cinquant’anni dei Nomadi. "Ad altri colleghi ne darei anche, ma non ne vogliono. Si vede che sono considerato ai margini di un certo mondo".

Veleni al momento dell’addio? Nessuno. E niente rimpianti, adesso che la barba è sbiancata e gli occhi hanno visto quasi tutto, il bello e il brutto del mondo. Il debutto non ufficiale con "L’antisociale", nel 1960. E una voglia già grande di suonare.

Guccini racconta di aver iniziato per caso, lui studente al magistrale, all’Istituto Stigonio, lo stesso che frequentò Luciano Pavarotti. "Poi l’Equipe 84 e i Nomadi suonarono "Auschwitz" e "Dio è morto". Mi sono ritrovato cantante, ma il mio desiderio era quello di fare lo scrittore". A 72 anni potrà rimettere insieme desideri e sogni, quelli coltivati e poi abbandonati da ragazzo. Uno l’ha già realizzato: è tornato a vivere nel paese d’origine, Pavana, al confine tra Emilia e Toscana, in provincia di Pistoia. Aspro e dolce, il paesino è presente in "Canzone di notte 4": i due cugini gli parlano nel dialetto del posto. "E dove da ragazzo ho vissuto gioie infinite, vietate ai giovani d’oggi. Rubavo le patate, le cuocevo su un falò, bevevo il latte appena munto dalle capre". L’album è registrato interamente al mulino di famiglia, diventato intanto un bad and breakfast. Lui, Francesco il musicista, il cantautore, lo
scrittore, il poeta che si è messo in quiescenza dalla canzone, in sala da pranzo, la batteria e il contrabbasso nell’androne.

Un personaggio unico, Guccini. Mette i cd al contrario, non ha il telefonino, e non capisce certi discografici che usano inglesismi tipo "banner", lui professore d’inglese. Grande Francesco, idolo e mito della nostra giovinezza, della nostra maturità e, ahinoi, della nostra quieta vecchiaia. Facci sognare ancora, se puoi. Intanto, grazie di tutto.

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