Follia Comites, registro elettori ai candidati? Decide il garante della Privacy

Elezioni dei Comites sempre più vicine. Questa è la prima volta che gli italiani all’estero per votare dovranno iscriversi a un apposito registro elettorale. E’ la cosiddetta “inversione dell’opzione”: se vuoi votare, devi dichiarare la tua volontà di farlo. Una soluzione pensata per evitare le forti irregolarità che sono avvenute in passato, ad ogni elezione all’estero, con schede elettorali inviate a connazionali deceduti o che avevano cambiato residenza senza comunicarlo al Consolato, con pacchi di schede elettorali firmate tutte da una sola mano e quant’altro. Un metodo, tuttavia, che fin dall’inizio ha suscitato molte polemiche. Che a quanto pare, sono destinate a continuare.

I candidati ai Comites nei prossimi giorni inizieranno la vera e propria campagna elettorale. Presto le schede cominceranno ad arrivare agli italiani all’estero che si sono iscritti all’ormai famoso registro elettorale. Ma chi sono questi connazionali? I candidati potranno saperlo? Potranno quindi conoscere i nomi e i cognomi, gli indirizzi, di coloro che hanno dichiarato l’intenzione di votare, oppure dovranno tirare a indovinare? E se non dovesse essere così, se non si potrà conoscere chi si è iscritto, a chi dovranno rivolgere, le liste e i candidati, il proprio messaggio elettorale?

E’ di queste ore la notizia, fornita a ItaliaChiamaItalia da una fonte parlamentare, che i registri elettorali per essere consegnati ai tanti candidati dovranno avere l’ok del garante della Privacy. Sarà dunque un burocrate, chiuso in un ufficio romano, a dovere decidere il destino di queste elezioni Comites. E’ stato il ministero degli Esteri a volere chiedere un parere al garante: possiamo consegnare il registro elettorale ai candidati che ce lo chiedono? La risposta è attesa nei prossimi giorni. Ma intanto il caos è totale.

Un esempio, per entrare nello specifico. Nella circoscrizione consolare di Buenos Aires sono residenti circa 200mila italiani. Di questi, solo 12mila risultano essersi iscritti al voto. Siamo intorno al 5-6%, secondo ciò che ci spiegano nostri contatti in Argentina. Le liste che si sono presentate alle elezioni dei Comites dovranno dunque rivolgersi a 200mila italiani durante la campagna elettorale? Se volessero inviare un volantino, un messaggio elettorale, con cui magari presentarsi e fare conoscere il proprio programma, anche se in maniera sintetica, dovrebbero inviarlo a tutti gli iscritti Aire? Sarebbe uno spreco di tempo e risorse, certamente; e comunque, visto che nelle zone del mondo dove è più numerosa la presenza di connazionali inviare un volantino a tutti sarebbe impossibile, si rischierebbe di escludere dal proprio messaggio quegli italiani nel mondo potenzialmente più interessati, quelli cioè che si sono registrati al voto e che dunque hanno tutto l’interesse a conoscere i programmi delle varie liste concorrenti.

Il problema c’è. E sorge ora perché in molti avevano dato per scontata la scelta di consegnare ai candidati i registri degli elettori. Evidentemente così non era, non è. Già ai registri si iscrivono in pochi, sarebbe giusto almeno poter sapere chi lo ha fatto per aiutarlo poi a votare coscientemente, in maniera responsabile. Per fare dell’italiano che si è iscritto un elettore informato. Informato sui nomi e i candidati, sui programmi delle varie liste. I candidati vogliono avere il diritto di divulgare il proprio messaggio e di farlo a chi si è detto interessato al voto; e gli elettori certamente hanno diritto di sapere e conoscere chi votare.

E’ un argomento complicato, ce ne rendiamo conto. E che forse – come gli stessi Comites, del resto – interessa più gli addetti ai lavori che i milioni di italiani residenti all’estero. Ma il tema è forte e merita risposte. E’ qualcosa che ha a che fare con la democrazia. Noi lo diciamo in maniera chiara: non dare i registri elettorali ai candidati ci sembra pura follia. In attesa del parere del garante della Privacy, liste e candidati oltre confine sono bloccati, di fatto. Un altro regalo del governo Renzi agli italiani residenti all’estero e a chi si occupa di loro più da vicino.

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