Flop del canone in bolletta, in Rai il piatto piange

La conseguenza del parziale inatteso flop appare già chiara fin da oggi. La Rai si appresta a vivere una stagione di tagli straordinari. Un anno di tagli da record

Il recupero netto del canone con la bolletta c’è stato, ma non nella misura auspicata e prevista dalla Rai. La tv di Stato confidava in un recupero dall’evasione per 1.727  milioni di euro. La cifra si è rivelata irraggiungibile, il gettito netto può ridursi in misura perfino notevole. Il piano industriale della Rai ipotizza intanto un’evasione all’8 per cento quest’anno e al 7,5 nel 2017. Bisogna inoltre considerare, e metterlo nel conto, che il 50% dei soldi recuperati andrà all’Erario. Laddove la quota appannaggio dello Stato era del 34% nel 2016.

La conseguenza del parziale inatteso flop appare già chiara fin da oggi. La Rai si appresta a vivere una stagione di tagli straordinari. Un anno di tagli da record. Lo scenario si prospetta allarmante e tiene in agitazione Raffaele Agrusti, il dirigente che sa fare di conti meglio di tutti, nella sede a Viale Mazzini. Si teme che la Rai possa vivere gli stessi giorni tormentati che scandiscono il quotidiano a France Telè. La tv di Stato francese sembra prossima ad una sorta di collasso. La situazione in Rai ovviamente non è al livello del clamoroso crollo della tv di Stato francese. Ma rischia anch’essa qualcosa. Il peggio è evitabile solo attraverso una rigorosa politica di risparmi chirurgici. I tagli da record sopra evidenziati, sperando che siano incisivi al massimo. L’inversione di tendenza è assolutamente necessaria. France Telè insegna.

Come detto, la Rai confidava su entrate da canone per 1727 milioni. La cifra non sarà questa, calerà di botto, in ragione del canone a 90 euro. Gradito dagli italiani, lo sconto spingerà verso il basso tutti i valori della catena. Compreso l’evasione recuperata. La Rai per il momento però tace, vittima comunque di un evidente poderoso mal di pancia. Il dolore è lancinante, micidiale come mai prima d’ora. Forte è il rischio che possano aprirsi due vasti buchi nel bilancio dell’Ente di Stato. Falle di notevole portata. Intanto, la prima: il canone delle famiglie, quello pagato nella bolletta, subirà una riduzione del 10%, come prevede la nuova Legge di Bilancio.

Un meccanismo penalizzante per la Rai lo aveva già innescato la precedente Legge di Bilancio. Allora sono circolate informazioni come questa: il canone in bolletta consentirà il recupero di molti dei soldi degli evasori italiani di professione. La Rai riceverà quest’anno parecchio denaro, pari al 66% di quanto recuperato. Una riduzione del 50% è prevista nel 2017. Va da sé, alla luce delle previsioni che non scatenano ottimismo, i conti Rai si ritroveranno alle prese con una pressione a cascata. L’azienda sarà quindi costretta a riscrivere il Piano Industriale.

La tv pubblica si lancia in previsioni, basate comunque su dati di fatto. Nel 2017 le famiglie paganti del canone con la bolletta saranno 21,3 milioni. Evasione prevista e appunto ridotta al 7,5%. Ma il canone immaginato ancora a 100 euro e la somma recuperata raggiungerebbe quota 311 milioni. I primi 18 milioni si sarebbero immediatamente volatilizzati per l’Iva e la Tassa di concessione; 7 milioni per un mini-prelievo deciso dalla Legge di Bilancio del 2014; 149 milioni per l’altro prelevamento del 50% relativo alla Legge di Bilancio del  2015.

Il Piano Industriale, oltretutto, dice anche un’altra cosa. Questa, tout court. La vecchia legge di Bilancio ha innescato un meccanismo particolarmente penalizzante per la Rai. Si era detto che il canone in pagabile in bolletta avrebbe permesso di recuperare molti dei soldi degli italiani che evadono. Dalla Legge di Stabilità è poi sparita la norma che escludeva la tv di Stato dai lacci della Pubblica Amministrazione. E il Piano Industriale calcola in 137 milioni la quota di evasione.

Ai dirigenti Rai, quelli che hanno le mani in pasta nei conti, verrebbe voglia di dedicarsi ad azioni decise, drastiche, decisive. Tipo quella di attaccare il ministero dell’Economia, ovvero di dargli una bella ripassata. Ma non è facile, è anzi estremamente difficile, dovendo prendere atto alla fine che l’attacco non è neppure ipotizzabile: il ministero dell’Economia è azionista Rai. È dunque impensabile metterlo sotto pressione per una norma popolare come la sforbiciata del canone.

Non resta quindi che convivere con il mal di pancia, conseguente appunto alla vana attesa della norma che escludesse la Rai dalla soffocante pressione della Pubblica Amministrazione. L’inclusione è stata decisa dall’Istat su ordine di Eurostat, con somma perplessità e dispetto dell’ente radiotelevisivo di Stato. È dura ammetterlo, ma oggi la Rai è equiparata in pratica a una Asl: normale che debba avere a che fare con nuovi lacci in materia di assunzioni, acquisti, appalti. Presente nelle prime versioni della Stabilità, la norma salva Rai non c’è più nell’ultima stesura. La spiegazione potrebbe essere questa: forse non c’entra punto con i conti dello Stato.

Considerazione finale. Sembrava che il canone pagato in bolletta dovesse risolvere gran parte dei problemi, assicurare alla Rai un introito decisivo che le avrebbe permesso di sistemare alla grande i conti. Il risultato finale non è pari alle attese; milioni di euro comunque sono arrivati, ma non quelli messi in preventivo. Necessario dunque passare all’azione, inventarsi qualcosa. Una soluzione o che cosa? Tagli da record nel 2017. Tagli straordinari.