Fini propone governo Maroni, Pd e PdL dicono no – di Laura Neri

Roma – Doveva essere certamente un quotidiano come Repubblica a intervistare Gianfranco Fini e a fargli dire certe cose. Il presidente della Camera e leader di Futuro e Libertà, dopo una vita da esponente di destra, dimostra di essere sempre più vicino alla sinistra. Incredibile ma vero. E ormai, dopo mesi e mesi, alla svolta di Gianfry siamo certamente abituati. Eppure ogni volta ci lascia sorpresi.

L’ultima ‘visione’ di Fini è quella di un governo guidato da Roberto Maroni, esponente leghista di primo piano, proprio di quella Lega contro la quale il leader Fli si è scagliato più volte. Chi lo capisce è bravo.

Ma Fini sembra essere disposto a compiere qualsiasi giravolta pur di togliere di mezzo Silvio Berlusconi. L’offerta che Fini lancia al PdL è proprio questa: il Cavaliere esca dalla scena politica e si crei un nuovo governo guidato da Maroni e sostenuto dalle opposizioni, compreso il Pd. Roba folle, ma Fini ci crede davvero. Secondo lui "nel Pdl c’e’ una cappa che blocca tutti. Nessuno vuole dispiacere il capo. Devono avere il coraggio di rompere questa cappa. Chi ha senso di responsabilità assuma un’iniziativa". Gianfry invita ad abbandonare "il libro dei sogni" berlusconiano, e spiega: "serve un governo con un programma definito. Il rilancio dell’economia e una riforma elettorale che riconsegni agli elettori, prima di tornare alle urne, il diritto di scegliere da chi essere rappresentati". Propone "un atto d’amore nei confronti dell’Italia", Gianfry, che però vede il Cav fuori dallo scenario politico.

Ma a quanto pare la terza carica dello Stato sogna ad occhi aperti, e lo fa in solitudine. Il Pd, infatti, ha già detto no a un’ipotesi di governo di transizione guidato dal ministro leghista. Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria nazionale del Pd, in una nota dichiara: "Il Paese ha bisogno di un cambiamento vero e profondo. Non basta superare Berlusconi. Bisogna superare il berlusconismo".

Anche il PdL si fa sentire immediatamente e parla attraverso il capogruppo del partito alla Camera, Fabrizio Cicchitto, per il quale quello di Fini è "uno spregiudicato tatticismo", un "segno della difficoltà politica in cui si trovano le varie forze che compongono il terzo polo". Fini, osserva Cicchitto, "dopo tante polemiche contro la Lega e la pretesa subalternità del Pdl al Carroccio, promette i voti del Fli e del Terzo polo": una giravolta a 360 gradi.

Per Daniele Capezzone, portavoce PdL, Fini e i suoi sono ancora "prigionieri del livore, anzichè animati da un disegno politico, e pronti a sacrificare tutto al solo scopo di colpire il Governo scelto legittimamente dagli italiani”.  

Gianfranco Rotondi, ministro per l’Attuazione del Programma, è chiaro: "Il governo Berlusconi completerà la legislatura e realizzerà il programma di cui sono garante. Con buona pace di una opposizione divisa, che predica nel deserto, francamente debole, senza prospettiva, aggrappata alla speranza del ribaltone".

Nella stessa intervista a Repubblica, Fini dice anche "basta con questo bipolarismo muscolare per cui è importante mettere tutti insieme per vincere": certo, a lui il bipolarismo non conviene più. Ma gli italiani hanno capito che la scelta è destra o sinistra, o di qua o di là. Il Terzo Polo prima o poi si dovrà adeguare.

Per quanto riguarda Maroni a capo di un governo di transizione, la visione finiana sembra già essere caduta nel vuoto.

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